Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «sport»

Non sprecare le idee

Non sono certo un grande esperto delle competizioni ippiche, ma, nonostante ciò, non mi sembra che la fantasia di Gina Schumacher (figlia di Michael) sia andata molto oltre al costume:

Forse sulle foto si vedono più dettagli:


L’utilità della follia

Devo constatare che dell’impresa del poliziotto italiano Paolo Venturini – che domenica 20 gennaio ha corso per oltre 39 chilometri a –52°C in Jakuzia (una regione russa) – hanno scritto più in dettaglio i mezzi di informazione russi che italiani. Ma, in ogni caso, non sembra che si sia trattato di una notizia tanto discussa nei due Stati. Anzi, secondo la mia impressione personale è stato un evento quasi non notato.
Da una parte, sono contento per il fatto che almeno un «pazzo» in meno si è guadagnato i suoi quindici minuti di notorietà. Dall’altra parte, mi dispiace che l’impresa di Venturini sia stata interpretata da molti giornalisti più come una questione sportiva che tecnico-scientifica.
Infatti, non è così frequente che una persona si proponga volontariamente a fare da cavia per lo studio della resistenza del corpo umano al freddo e per la sperimentazione dei nuovi materiali (magari più leggeri, ecologici e efficienti) da utilizzare nell’industria tessile e calzaturiera. Di conseguenza, sarebbe bello se gli scienziati e gli ingegneri monitorassero i progetti folli dei personaggi più strani: non necessariamente per isolare questi ultimi, ma al fine di sfruttarli per il bene della umanità.
Immaginiamo, per esempio, un ciclista intenzionato ad attraversare tutta la Russia in bici d’inverno… No, pure io ho paura di immaginare una cosa del genere.


La vera forza

L’americano Gursky di Illinois è andato a fare le ferie in Svizzera, e già il primo giorno ha deciso di fare un volo con un deltaplano. Subito dopo il decollo, però, ha scoperto una bellissima dimenticanza dell’istruttore: la cintura di sicurezza non agganciata. Ma visto che un deltaplano non può atterrare immediatamente, Gursky ha dovuto reggersi aggrappato al «mezzo» per più di due minuti. Fortunatamente, non è caduto ma saltato giù al momento dell’atterraggio. I soli danni sono stati un osso dell’avambraccio destro rotto e un tendine dell’avambraccio sinistro strappato per lo sforzo eccessivo. Ma la vita è stata salvata.
Gursky stesso ha pubblicato il video di quel volo direi indimenticabile:

La frase «Base jumping tomorrow?» dei titoli di coda dimostra che non è la forza fisica a essere il suo pregio più grande.


Lo sport inglese

Il video domenicale di oggi illustra come i non-inglesi vedono (e quindi comprendono) lo sport inglese.

Mi risulta che molto spesso è proprio vero.


Gli stadi russi

Domani in Russia inizia l’ennesimo campionato mondiale di calcio. Si tratta di uno sport che non mi interessa quasi per nulla (se vedo dieci minuti di una partita in quattro anni è già tanto), quindi oggi mi limito a raccontarvi di tre nuovi stadi russi.
Il primo stadio da menzionare per forza è il cosiddetto «Zenit Arena» di San Pietroburgo. Esso è stato costruito per la squadra locale Zenit su progetto dell’architetto giapponese Kisho Kurokawa. I lavori iniziarono nel 2007 e finirono, dopo le numerose proroghe, nel 2017. Nel corso dei lavori i costi salirono dai circa 200 milioni di euro (6,7 miliardi di rubli di allora) iniziali a 1,4 miliardi di euro (48 miliardi di rubli) finali. Valutate un po’ il livello di corruzione e di «magiche sparizioni» in Russia… Ma torniamo allo stadio. Poco dopo la tanto attesa consegna dello stadio si scoprì che il suo tetto perde l’acqua. Per il vice-governatore della città Ilya Albin la colpa sarebbe dei cormorani (nome scientifico Phalacrocorax; nome russo baklan) che colpiscono troppo violentemente il tetto con il becco.
Lo stadio (7 partite del Mondiale in programma) soprannominato dalla gente «Baklan Arena»:

Il suo aggressore:

Il secondo stadio da menzionare è quello di Ekaterinburg. Esso si chiama «Stadio Centrale» o «Ekaterinburg Arena» ed è diventato famoso per essere stato Continuare la lettura di questo post »


Ho sempre pensato che il pallone da calcio classico fatto di pentagoni bianchi e neri esistesse almeno dagli anni ’50 del XX secolo.
E invece no: un Pallone da calcio di questo aspetto è stato prodotto per la prima volta appositamente per i Mondiali del 1970. Per di più, è una invenzione della Adidas. Tale modello di pallone è stato chiamato Telstar in onore del satellite, al quale assomiglia esteticamente, ed è stato concepito in quei colori per essere ben visibile sugli schermi dei televisori in bianco e nero (proprio allora il Campinato è stato trasmesso in television per la prima volta).

Mentre prima di quella occasione si giocava ancora con i vecchi palloni marroni simili a quelli da basket:

È interessante notare che pure Google in risposta alla ricerca «pallone da calcio classico» ci mostra quasi esclusivamente i palloni a pentagoni.
In pratica io non seguo il calcio (anche se ho passato un piccolo pezzo della mia vita in un ambiente dove si parlava moltissimo di questo sport), quindi comprendo di aver fatto una scoperta banalissima.


Le Olimpiadi 2018

Ho scoperto che le Olimpiadi invernali del 2018 iniziano oggi.
So che sto rischiando di dare una grande delusione ad alcuni miei lettori, ma devo ammettere una cosa: non mi interessa alcunché di quasi tutto lo sport e delle Olimpiadi in particolare. E, soprattutto, nutro dei sentimenti profondamente negativi verso lo sport professionale (nonostante il regolamento formale delle Olimpiadi, sappiamo benissimo che gli sportivi che vi partecipano praticano lo sport per lavoro).
Pensate a tutte quelle decine (e forse centinaia) di migliaia di giovani che hanno sacrificato gli anni migliori della loro giovinezza, la salute, lo studio e la creatività per rincorrere la fantomatica possibilità di diventare degli sportivi professionali di successo. Sulla pratica ci riesce uno su mille, mentre gli altri restano quasi al margine della società: senza un buon grado di istruzione, con la salute spesso gravemente danneggiata, con la sensazione di essere dei falliti.
In termini della salute rovinata non va molto meglio anche a quei pochi (relativamente pochi) che ce l’hanno fatta: non solo a causa degli sforzi fisici particolari, ma anche perché non esiste lo sport professionale senza il doping. Alla base di tutti gli scandali sul doping che possiamo ricordarci si trova almeno uno dei due motivi principali.
1) È stato inventato un nuovo farmaco (più efficiente o meno evidente nella fase dei controlli), quindi tutti quelli più vecchi vengono pubblicamente dichiarati fuori legge. In tale modo viene eliminata un po’ di concorrenza.
2) Qualcuno ha esagerato a doparsi, quindi i concorrenti si allarmano per il fatto di dover incrementare troppo le proprie dosi del doping.
A ogni giovane sportivo di oggi, arrivato a un certo gradino della propria carriera professionale, l’allenatore (o il manager) porge due mani: su una mano c’è una «pillola», sull’altra c’è un foglietto con la scritta «ciao». Perché senza il doping lo sport tornerebbe ai livelli degli anni ’60, diventando certamente più onesto, ma anche più noioso in qualità di uno show (quindi meno seguito e meno vendibile).
Immagino che molto probabilmente qualcuno si aspetta ancora che io commenti l’eliminazione della squadra russa. Per me si tratta più di una vicenda politica che sportiva (anche se i due motivi elencati sopra hanno avuto il loro peso), la quale può essere commentata in qualsiasi momento, non solo oggi. Forse ne scrivrò nei prossimi giorni. Se troverò la voglia di farlo.
P.S.: sì, so di cosa scrivo perché conosco di persona alcuni sportivi professionali.


Il rifornimento in volo

Spero che non si siano allenati a terra con le auto:


Italia calcistica

Non penso che sia particolarmente facile trovare una persona che si interessa di calcio meno di me (se vedo 10 minuti di una partita in 4 anni è già tanto; in totale saprò i nomi di cinque giocatori e due allenatori).
Ma pure a me sono giunte le voci circa il non-accesso della squadra italiana al campionato mondiale che dovrebbe svolgersi il prossimo anno in Russia. Non posso dire esserne dispiaciuto (ma nemmeno felice) e faccio due semplici considerazioni:
1) Spero che i tifosi italiani trovino visitino dei motivi più degni di un homo sapiens per visitare la Russia;
2) Il post su facebook di un amico mi sembra pieno di logica:


La differenza

Il hockey è l’unico sport di squadra che ognitanto tento di seguire (circa una sera ogni quattro anni).

Uno dei motivi di qusta mia preferenza sportiva è illustrato nel video domenicale di oggi (da vedere fino alla fine):