Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «sputnik»

Il riesame del “Sputnik V”

Dal registro della WHO risulta che sia ripartita la procedura di certificazione del vaccino russo contro il Covid-19 «Sputnik V» (lo trovate al numero 12, la seconda pagina del PDF).
Anche se il vaccino russo dovesse essere finalmente riconosciuto a livello internazionale, non cambierebbe molto per la salute pubblica planetaria. Infatti, negli Stati occidentali nessun cittadino mentalmente sano ha avuto dei problemi con l’accesso ai vaccini già esistenti, mentre la Russia non produce e non produrrà le dosi per l’esportazione (anzi, dai pochi dati statistici disponibili sembrerebbe che è incapace di produrre nemmeno le dosi necessarie per la propria popolazione).
Ci saranno invece dei cambiamenti positivi per la ripresa della economia globale: le persone già vaccinate con lo «Sputnik V» — che non solo i residenti in Russia — potranno ricominciare a circolare nel mondo, quindi anche portare i soldi. Bisogna temerli? Ormai no: le statistiche dicono che il vaccino russo non è peggiore di quelli applicati in Europa. Bisogna solo sperare di non beccare uno di quei no-vax russi che si sono comprati il certificato di vaccinazione senza farsi alcuna puntura, ahahaha
Ma, purtroppo, non è detto che sopravvivano fino al momento della riapertura dei confini…


L’importanza di comunicare bene

Quando Thierry Breton, il Commissario europeo per il mercato interno e i servizi, afferma che l’UE non avrebbe bisogno del vaccino russo «Sputnik V», dobbiamo ricordare una cosa fondamentale. Non è stata rifiutata l’importazione di un farmaco (a quanto pare, di qualità accettabile, e comunque importante per la salute pubblica). È stata invece sottolineata l’opportunità di destinare le risorse produttive ai vaccini di qualità più certa e, a volte, meno costosi.
Lo «Sputnik», infatti, è caratterizzato da un problema che in un certo senso rende inutile la discussione su tutti gli altri suoi aspetti: la Russia non ha mai avuto i mezzi per una sua produzione in serie. Di conseguenza, cerca di vendere in giro per il mondo la tecnologia, ma non il prodotto finale.
Quindi, niente «panico»: chi vuole allarmarsi, si allarme per lo stato della produzione in generale.


Bip-bip

Oggi decorrono 60 anni dal lancio del primo Sputnik.
Sessant’anni dal lancio del primo satellite artificiale da parte degli umani.

Fu una piccola (58 centimetri di diametro) sfera di alluminio con quattro antenne.

Dentro alla sfera vi furono alcuni strumenti primitivi, prima di tutto di localizzazione e di trasmissione dei segnali acustici sulla Terra. La quantità delle antenne superiore a 1 serviva a garantire la trasmissione del segnale verso il nostro pianeta (visto che il satellite non fu posizionabile in una posizione determinata).

Nel 1957 il mondo si preoccupò, per esempio, per le nuove frontiere del spionaggio internazionale che sembrarono aprirsi. Per qualche decennio le preoccupazioni si dimostrarono parzialmente fondate ma oggi, nel secolo delle «alte tecnologie» lo spionaggio principale si fa su internet. Sempre nel secolo delle suddette tecnologie – ma 0,6 secolo dopo il lancio dello Sputnik e nonostante le fantasie sfrenate degli scrittori e registi – non ci siamo allontanati dal nostro Sistema solare.
Potrei spiegarvi perché l’uomo non si allontanerà mai nemmeno dalla Terra (ciao Elon!), ma si tratta di concetti fisici che non tutti sono in grado di comprendere senza cercare 2/3 dei termini sulla Wikipedia.
Tutto ciò non rende lo studio dello spazio una impresa inutile.