Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «stalin»

La storia di un ritaglio

Una delle numerosissime serie di foto scattate a Yuri Gagarin poco dopo il suo ritorno dallo spazio può essere riassunta con questa immagine:

È inutile ricordare che il volo avvenne il 12 aprile 1961. È invece utile ricordare che la suddetta foto ritrae Gagarin, Nikita Chruščëv (lo vediamo a destra di Gagarin) e alcuni altri gerarchi sovietici che salutano la parata di festa dal mausoleo di Lenin in piazza Rossa… Ma sopra l’ingresso del mausoleo è visibile anche un altro cognome oltre a quello di Lenin: c’è pure quello di Stalin. Il corpo di quest’ultimo è stato «espulso» e seppellito più tardi, la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre del 1961 (quello fu l’unico – ma veramente geniale – festeggiamento del Halloween nell’URSS: il corpo imbalsamato di Stalin uscì in un luogo pubblico!).
Ecco: con l’avanzare della condanna ufficiosa della politica di Stalin, a molte foto come quella che apre il presente post è stata tagliata la parte inferiore (quella con il cognome di Stalin). Mentre dopo la destituzione di Chruščëv la figura di Gagarin è stata liberata pure dalla sua vicinanza politicamente scomoda.
Di conseguenza, la maggioranza delle persone relativamente giovani conosce solo le versioni ritagliate delle foto ufficiali di Gagarin appena tornato.

P.S.: il funerale di Stalin – già morto da oltre otto anni – avvenuto la notte del Halloween è un altro, divertentissimo, argomento che descriverò in un modo dettagliato più avanti. Forse tra un anno esatto…


68 senza Iosif

Più o meno in tutta l’Europa (e non solo) vivono numerose persone scontente per l’affermazione di una festa «estranea alla nostra cultura»: il halloween. Evito di commentare lo stato mentale di quelle persone. Per esempio, lo faccio perché ho una mia proposta originale che non alcunché in comune con le loro argomentazioni profondamente provinciali.
Ebbene, in Europa (o almeno in una sua parte) il halloween potrebbe essere sostituito o affiancato da una festa analoga, altrettanto allegra e, allo stesso momento, molto più vicina dal punto di vista culturale e/o storico. Il 5 marzo di ogni anno si potrebbe festeggiare l’anniversario ufficiale della morte di Iosif Stalin. La data non è precisa dal punto di vista storico, ma è ormai comunemente riconosciuta. In occasione della festa si potrebbe travestirsi da zombie in uniforme pseudo-militare o esporre delle zucche baffute con una pipa in «bocca» e gli «occhi» illuminati di rosso-sangue. In tal modo si riuscirebbe a ricordare la scomparsa di un personaggio malefico che per quasi un decennio era riuscito a condizionare anche la vita in almeno una parte dell’Europa (anche se in una misura inferiore rispetto a tutto quello che aveva combinato sul territorio dell’URSS).
Ma anche se la proposta non dovesse ricevere consensi, io continuo a festeggiare ogni 5 marzo. Almeno per ora è l’unica data di morte che festeggio.


Un indizio

Una notte dell’aprile del 1953 lo scrittore russo Nikita Krivoshein stava tornando a casa a piedi dopo una sera trascorsa con degli amici. Passando di fronte alla sede centrale della KGB (all’epoca si chiamava NKVD), aveva improvvisamente compreso che la vita – non la sua, ma in generale – è cambiata radicalmente. Per darsi una spiegazione razionale di questa illuminazione gli ci erano però voluti alcuni attimi.
Ma alla fine la spiegazione era arrivata.
Nel palazzo della KGB, a differenza di tutte le notti dei decenni precedenti, non c’era nemmeno una finestra illuminata.
Non so se devo precisare, per le persone nate e cresciute al di fuori dal contesto della storiografia russa, in conseguenza a quale evento fu possibile quel cambiamento…

Per me il 5 marzo – la data ufficiale della morte di Stalin – è sempre una festa.


Il compleanno sbagliato

Secondo la storiografia ufficiale sovietica oggi sarebbe il 140-esimo compleanno di Iosif Stalin.
Ma voi, cari lettori, non dovete fidarvi della storiografia sovietica. Un anno fa avevo già spiegato perché la data del 21 dicembre 1879 non è la data di nascita del criminale baffuto.
Se avete tempo e voglia, rileggete pure quel post: non è lungo.


Il documentario “Kolyma”

Alla fine di aprile il popolarissimo video-blogger Yury Dud ha pubblicato sul proprio canale su Youtube il documentario «Kolyma», abbastanza atipico in mezzo agli argomenti solitamente trattati dall’autore. Il film è dedicato a quella parte della regione russa Jacuzia che prende il nome dal fiume Kolyma e che per diversi decenni del XX secolo è stata nota prevalentemente per i campi di detenzione e di lavoro dei detenuti politici.
Dal punto di vista dei contenuti storici, il film era stato pensato e realizzato per il pubblico giovanile russo (i russi di età 30+ hanno letto sull’argomento infinitamente più cose). Alcuni dettagli della vita attuale in quei luoghi possono invece essere poco conosciuti alle persone di ogni età.
Partendo dal presupposto che, rispetto a un russo medio, il pubblico europeo di ogni fascia di età è meno informato sulla storia e sulla attualità di quei luoghi, ho pensato che fosse giusto condividere con i miei lettori quel documentario.
Dura 2 ore e 17 minuti, quindi lo pubblico il venerdì sera per lasciarvi la massima libertà sulla scelta dell’orario per la visione.
Il documentario è realizzato in lingua russa ma ha i sottotitoli ufficiali in inglese: se non partono in automatico, attivateli voi.

Intanto sto riflettendo sulla opportunità di pubblicare una lista di libri validi sul sistema del Gulag.


L’aspetto positivo

Nonostante tutto, quando capita anche a voi di vedere il busto di Stalin (quello vicino alla sua tomba sulla Piazza Rossa) quasi sommerso dai fiori nell’anniversario della sua morte

… sappiate che si tratta dell’ennesimo tentativo dei comunisti di simulare l’amore popolare. I fiori portati dai privati per iniziativa propria producono una immagine diversa da questa:

Ma almeno hanno fatto contento un grossista.


Dove vive ora

Oggi è la data ufficiale della morte di Iosif Stalin (l’anno scorso avevo già scritto di quella reale). Indipendentemente dalla data, però, bisogna ricordare che l’ultima porzione delle repressioni staliniane ebbe luogo già dopo la sua morte.
Nei giorni seguenti al 5 marzo 1953 molte persone furono arrestate, «giudicate» colpevoli e portate nei lager con delle accuse non del tutto normali pure per quei tempi bui. Alcuni esempi: «lanciava i cetrioli contro il ritratto della Guida», «non voleva piangere», «parlava ad alta voce durante la riunione di lutto per la Guida».
Tutte le forze della KGB dell’epoca furono impiegate per il controllo della qualità del lutto su tutto il territorio dell’URSS: soprattutto nei luoghi pubblici, luoghi di lavoro e di studio. La popolazione si divise dunque in almeno tre gruppi: realmente depressi per la perdita del «padre dei popoli» e «difensore», depressi per finta allo scopo di sopravvivere, tanto coraggiosi per non manifestare il grande lutto e addirittura festeggiare di nascosto. Gli ultimi due gruppi in parte coincidevano.
E poi vi furono le persone consapevoli del fatto che nonostante la morte di Stalin alcuni principi fondamentali del regime sarebbero rimasti in vita per decenni. Fu dunque possibile essere arrestati in seguito a una semplice conversazione tra privati: «Hai pianto per Stalin?» «Ho pianto perché è morto troppo tardi!»
Il drago va ucciso anche nelle teste.
In molte vive ancora oggi.


Non per festeggiare

Tre giorni fa, il 18 dicembre, c’è stato un anniversario che il nostro mondo avrebbe felicemente evitato: 140 anni dalla nascita di Iosif Stalin. E io avrei felicemente evitato l’argomento se esso non fosse caratterizzato da un dettaglio curioso.
Come molto probabilmente sanno i miei lettori, non si ha una certezza assoluta sulla effettiva data di morte di Stalin. Allo stesso tempo, non tutti potrebbero sapere che pure sulla data di nascita ci sono stati alcuni dubbi. Infatti, per lunghi decenni la storiografia sovietica e gli organi politici sostennero che Iosif Stalin fosse nato il 21 dicembre 1879.
Allo stesso tempo, sul registro della chiesa dove fu battezzato Stalin, la data è indicata correttamente. Proprio su quella registrazione si basano le informazioni sulla nascita di Stalin contenute nei verbali di arresto e nei testi delle condanne penali del periodo zarista. Sempre corretta è la data di nascita sull’unico documento indubbiamente compilato da Stalin stesso (un questionario compilato su richiesta del giornale social-democratico svedese Folkets Dagblad Politiken). Di conseguenza, è evidente che Stalin non ebbe mai l’intenzione di nascondere la propria data di nascita reale.
Come si spiega dunque la data sbagliata? La spiegazione più plausibile è anche quella più semplice: un errore di battitura mai corretto. Gli storici e gli archivisti, infatti, si sono da tempo accorti che la data di nascita sbagliata di Stalin compare per la prima volta nei documenti del VI Congresso del Partito social-democratico operaio dei bolshevichi (in sostanza il futuro Partito comunista sovietico). Quel Congresso si tenne dall’8 al 16 agosto del 1917. È facile dunque che in quel momento storico e in quelle circostanze vi furono poche persone particolarmente brave nell’uso delle macchine da scrivere. L’anno 1878 è dunque diventato 1879 e il 6 dicembre è diventato il 9 (entrambi i giorni indicati ancora secondo il calendario giuliano, utilizzato in Russia fino al 1918).
Chi ripeteva l’errore nei propri testi, non aveva dei motivi di mettere in dubbio la data indicata dalla propria fonte di riferimento, mentre Stalin non leggeva di certo tutte le note biografiche riguardanti la sua persona (o, almeno, prestava l’attenzione ad altri dettagli).
Quale è stato l’obbiettivo di questo mio post? Liberare i miei lettori dai possibili dubbi nel caso della lettura di due date diverse sia nel giorno che nell’anno.
L’unica data corretta è il 18 dicembre 1878.


65 anni senza Stalin

La data odierna (forse) è un anniversario importantissimo. Secondo la versione ufficiale dei fatti, alle 21:50 (l’ora di Mosca) del 5 marzo 1953 morì Iosif Stalin. Non sappiamo quanto siano reali la data e l’ora dell’evento. Possiamo solo supporre, grazie ad alcuni indizi, che Stalin fu colpito dall’ictus la notte tra il 28 febbraio e l’1 marzo, mentre i medici furono chiamati a visitarlo solo il 2 marzo. Il primo comunicato ufficiale sul fatto della malattia di Stalin fu diffuso il 4 marzo. La notizia sulla morte, invece, fu per la prima volta data alla radio alle 6 del mattino del 6 marzo.
Avrei voluto consigliarvi un interessantissimo libro sulla cronologia degli ultimi cinque giorni di vita di Stalin, ma, stranamente, non è ancora stato tradotto in almeno una delle lingue che possiate conscere.
Nemmeno le persone capaci di leggere in russo, però, sanno con precisione se la morte sia avvenuta a causa di un avvelenamento nel corso della ubriacata di quella note con i quattro «fedeli» compagni (Berija, Khruschev, Malenkov e Bulganin) oppure, semplicemente, perché arrivò la sua ora.
Sappiamo molto bene, però, che i preparativi alla sua morte furono eseguiti con una grande precisione. Infatti, nei mesi precedenti alla morte Stalin fu privato (grazie alle «segnalazioni» di Berija) dei collaboratori più fedeli che selezionò e addestrò nel corso dialcuni decenni: prima di tutto il suo medico di fiducia (professor Vinogradov), il suo capo della sicurezza (il generale Vlasik) e il suo segretario personale (il maggior generale Poskrëbyšev). Nei giorni successivi alla morte, invece, avvenne la eliminazione dei possibili testimoni scomodi: i dipendenti della residenza dove avvenne il tutto, il figlio di Stalin Vasilij (il quale dichiarò pubblicamente che il padre sarebbe stato avvelenato).
I principali quattro testimoni dei fatti di quella notte tra il 28 febbraio e l’1 marzo – cioè le personalità partitiche più importanti dopo Stalin: Berija, Khruschev, Malenkov e Bulganin – ebbero, a quanto pare, dei motivi assolutamente comprensibili per partecipare senza alcun rimorso all’intera impresa. Ebbero bisogno di anticipare una nuova «grande pulizia» staliniana tra i vertici del Partito.
Tre di loro – Khruschev, Malenkov e Bulganin – ebbero l’intelligenza capire che alla morte di un dittatore molto spesso segue la comparsa di un altro. Di conseguenza, dopo appena 16 settimane organizzarono, con l’aiuto dei militari, l’arresto del loro compagno di avventura Berija (troppo impegnato nella conquista del potere personale). Dopo altri sei mesi Berija fu condannato a morte per spionaggio a favore di un grande numero di Stati esteri. Non sappiamo tuttora se sia stato fucilato immediatamente dopo la condanna o già il giorno dell’arresto. Non sappiamo nemmeno che fine abbia fatto il suo corpo. Ma nel 2002 la Sezione militare della Corte Suprema russa confermò quella condanna del 1953.
Quello che mi interessa ora, però, è risultato positivo di quegli eventi dei primi di marzo del 1953: sono state salvate le vite di alcuni milioni dei cittadini sovietici. Anche se i 29 anni della peranenza al potere di Stalin produssero degli effetti catastrofici.
Possa il suo nome essere cancellato.


In estinzione

Stanotte, all’età di75 anni, è morto il nipote di Iosif Stalin — il figlio di Vasilij Stalin, il secondo dei tre figli di Iosif — il regista teatrale Aleksandr Vasilevič Burdonskij. Non so dirvi alcunché sulle sue qualità da regista in quanto ha sempre lavorato in un teatro di qualità inferiore alla media, quello patrocinato dal Ministero della Difesa (io ci ero stato soltanto una volta per vedere un attore specifico e abbastanza particolare). E non mi è mai capitato di sentire dei suoi successi artistici di particolare livello.

Aleksandr Burdonskij non ebbe figli, dunque l’unica discendente di Stalin ancora in vita (intendo i discendenti certi e non i personaggi che sembrano degli impostori) resta Chrese Evans, nata il 21maggio 1971 dalla figlia di Stalin Svetlana e l’architetto statunitense William Peters. Non ha figli.

Anzi, forse è meglio mettere questa sua foto scattata qualche anno fa nel suo negozio di second hand:

Insomma, è una bella famiglia che si sta estinguendo…