Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «ucraina»

U2 a Kiev

Tra gli argomenti degli ultimi sette giorni adatti per il video domenicale c’è anche l’esibizione dell’1/2 degli U2 nella metropolitana di Kiev. Bono e The Edge si erano esebiti l’8 maggio alla stazione «Chreščatyk». In particolare, la canzone «Stand by Me» (con il testo «Stand by Ukraine») è stata eseguita assieme al gruppo ucraino Antityla, il cui leader Taras Topolya si è unito alle file della difesa territoriale popolare dopo l’inizio della invasione russa.

Non posso dire che sia un evento musicale (e, infatti, evito di pubblicare dei relativi video nella rubrica del sabato), ma sicuramente è un bel gesto umano.


L’arte durante la guerra

Da quando è iniziata questa guerra, non ho più pubblicato dei post del sabato dedicati all’arte: anche perché mi sembravano un po’ inopportuni. Con l’allungarsi della guerra, però, la comunicazione visiva ha assunto – almeno sui territori di due Stati – una nuova importanza e, a volte, delle nuove forme. Quindi è giunto il momento di pubblicare una piccola raccolta di opere comprensibili a tutti i lettori.
La scultura «Putler Zparati» di Dmitro Iv. installata nel centro di Kiev:

Un piccolo murale da qualche parte in Russia: Continuare la lettura di questo post »


I sostituti dei messili

Non so se tutti se ne siano accorti, ma alla fine di aprile in Ucraina l’esercito russo ha iniziato a utilizzare i missili anti-nave P-800 Oniks anche contro gli obiettivi di terra (lo sottolinea anche il statunitense Institute for the Study of War). Il 30 aprile, per esempio, tali missili sono stati utilizzati per colpire l’aeroporto di Odessa.
Il fenomeno stesso dell’utilizzo improprio di quei missili ci porta a una conclusione molto semplice e logica: l’esercito russo sta finendo le scorte di altri tipi di missili. Sta finendo quelle scorte anche perché all’inizio della invasione — essendo convinto di vincere in tempi brevissimi — ha utilizzato i missili «normali» con una «generosità» spensierata: probabilmente vi ricordate, per esempio, dell’utilizzo tecnicamente inspiegabile dei missili ipersonici Kh-47M2 Kinzhal.
Pensate che questa conclusione sia un fenomeno positivo, una possibile fonte di speranze positive? Non illudetevi.
Ora, per produrre i nuovi esemplari dei missili più adatti alla tipologia della guerra in corso ci vogliono i soldi (per ora non mancano), il tempo (la sua disponibilità dipende dalla velocità di rifornimento dell’esercito ucraino) e alcune componenti di produzione estera (potrebbero scarseggiare a causa delle sanzioni occidentali). Data la tendenza di condurre questa guerra con gli strumenti della metà del secolo scorso (i carri armati nel XXI secolo inoltrato!) potremmo dunque presumere due modi di alimentare la continuazione della guerra stessa: provare a schiacciare il «nemico» con la massa umana o utilizzare le armi di distruzione di massa.
La prima opzione viene di fatto confermata dalle voci degli ultimi giorni. Quelle voci, in base alle quali Putin sarebbe intenzionato a dichiarare ufficialmente guerra alla Ucraina il 9 maggio e dare quindi il via alla mobilitazione di massa.
La seconda opzione preoccupa molte persone da diverso tempo. Il rischio esiste, ma i suoi effetti potrebbero rivelarsi di importanza locale (ma il fatto stesso rimarrebbe grave).
Purtroppo, questa guerra non avrà mai dei periodi noiosi.


Una lettura del sabato

Segnalo un articolo che molto probabilmente non avreste trovato da soli (oppure trovato con un certo ritardo): l’indagine della «Mediazona» su chi siano stati quei militari russi la cui morte nella guerra in Ucraina è [più o meno] ufficialmente nota al giorno d’oggi. Metto il link alla versione inglese dell’articolo.
Il testo riporta tanti dati: sono descritti in un modo abbastanza comprensibile e illustrati con tanti grafici. L’indagine in generale mi è sembrata fatta abbastanza bene.


Il pacifismo celebrale

In questi giorni si vedono dei progressi nella fornitura delle armi all’Ucraina. In particolare, la Germania ha per la prima volta annunciato la fornitura delle armi pesanti, mentre l’Italia ha per ora confermato le proprie intenzioni di effettuare delle forniture.
Nell’ambito di queste notizie devo, purtroppo, constatare di vedere ancora in giro degli esseri da somiglianze umane contrari agli aiuti militari all’Ucraina. Non penso che di questi tempi abbia senso essere diplomatici: si può serenamente ammettere che quegli esseri sono dei complici di Vladimir Putin nel suo intento di cancellare l’Ucraina libera e sovrana dalla faccia della terra.
Attualmente non sono del tutto chiare le motivazioni dell’odio di Putin verso lo Stato vicino e verso il suo popolo (possiamo fare solo delle ipotesi), ma la sua determinazione è evidente. Non ha paura di provocare numerose vittime umane, non ha paura delle sanzioni e dell’isolamento della Russia, non ha paura del crollo della economia russa, non ha paura di essere riconosciuto un criminale internazionale, non ha paura di tutti quei concetti che alcuni politici europei cercano ancora a spiegargli (cose elencate in ordine quasi casuale). Sicuramente non avrà paura nemmeno delle manifestazioni nelle piazze europee con delle bandierine ucraine o degli inviti alla pace su Facebook. Andrà avanti finché avrà i mezzi per farlo. Andrà avanti fino alla «soluzione finale del problema ucraino». Anche perché capisce (spero) che fermarsi significa perdere tutto.
Di conseguenza, privare l’Ucraina dei mezzi tecnici di condurre questa guerra significa avvicinare la vittoria dell’esercito di Putin.
La vittoria militare farà pensare a Putin che la guerra sia una via praticabile per raggiungere i propri obbiettivi anche in Europa.
E i pacifisti rincoglioniti di fatto lo stanno appoggiando già ora. Non so cosa debba succedere poiché cambino l’idea.


La settimana scorsa l’azienda tedesca Statista ha prodotto un rapporto – naturalmente non quello definitivo – sulla provenienza e l’entità degli aiuti militari all’Ucraina: «Where Military Aid to Ukraine Comes From». Alcuni dei dati pubblicati sono interessanti.
Guardando le promesse di aiuto militare all’Ucraina tra l’inizio dell’invasione russa e il 27 marzo, il governo degli Stati Uniti si è impegnato a fornire di gran lunga il maggior numero di armi e altri equipaggiamenti. Quasi 4,8 miliardi di dollari in aiuti militari sono stati promessi fino a questa data, secondo l’Ukraine Support Tracker del Kiel Institute for the World Economy. Questo numero potrebbe presto aumentare ancora di più, dato che la Casa Bianca starebbe preparando un altro sostanzioso pacchetto di aiuti militari. Insieme a un pacchetto simile annunciato a metà aprile, il nuovo round di finanziamento aumenterebbe gli aiuti militari degli Stati Uniti all’Ucraina di altri 1,6 miliardi di dollari.
La seconda classificata, l’Estonia, ha promesso molto meno – 240 milioni di dollari – nell’arco di tempo dato, ma l’aiuto militare impegnato dal paese ammonta allo 0,8% del PIL della piccola nazione. Questo è molto di più in termini relativi di qualsiasi impegno degli altri principali donatori all’Ucraina, anche quando si combinano gli impegni di aiuto militare, finanziario e umanitario. L’impegno combinato degli Stati Uniti di circa 8,3 miliardi di dollari in aiuti umanitari e militari ammonta solo a circa lo 0,04% del suo PIL.
I prossimi maggiori donatori di aiuti militari all’Ucraina sono Regno Unito, Italia, Svezia e Germania. Uno dei più grandi vicini dell’Ucraina, la Polonia, appare più in basso nella lista, avendo promesso pochissimo aiuto militare al paese, concentrandosi invece su impegni di aiuto finanziario di circa 900 milioni di dollari, il che lo rende il secondo più grande donatore complessivo all’Ucraina dopo gli Stati Uniti.
Ecco il relativo grafico:

Volendo, potete vedere il rapporto originale sul sito.


La musica del sabato

Probabilmente è arrivato il momento di fare un nuovo post musicale legato alla guerra in Ucraina.
Inizierei con i Pink Floyd che nell’ambito del grande progetto internazionale «Stand Up for Ukraine» hanno pubblicato la loro prima canzone nuova dal 1994: «Hey Hey Rise Up». Nella composizione viene utilizzato un frammento vocale cantato dal musicista ucraino Andriy Hlyvnyuk (del gruppo ucraino Boombox) in Piazza Sofia a Kiev. In questo ultimo caso si tratta della canzone «Oy u luzi chervona kalyna». Il titolo della canzone dei Pink Floyd si riferisce al verso della suddetta canzone «A mi našu slavnu Ukrajinu, gej, gej, rozveselimo!».

La seconda canzone del post odierno è la vecchia (del 1985) e ben nota «Russians» di Sting. L’autore ha recentemente dichiarato che non avrebbe mai immaginato che questo brano potesse tornare a essere attuale. E, invece, ora riprende a cantarlo… Ma io pubblico una sua vecchia (e classica) interpretazione:

Ecco, per oggi è così…


Ubriacarsi per la pace

Chi ha bisogno di una giustificazione nobile e credibile per ubriacarsi, ora ha la possibilità di dire: sto bevendo per sostenere l’Ucraina!
Infatti, qualche settimana fa in Svizzera è partita la produzione della vodka che in periodo iniziale si chiamava «VODKA ZELENSKY», ma poi è stata rinominata in più universale «VODKA 4 PEACE». La causa sostenuta dai produttori è però sempre la stessa:

VODKA 4 PEACE was founded by a group of peace-loving individuals to help Ukraine and Ukrainians. 100% of our profits are donated to support Ukrainians in need and to help to rebuild the country. For immediate help, at least 5 CHF/EUR/GBP per bottle sold are directly donated to selected NGOs in Ukraine. #DrinkForPeace is a campaign to bring awareness and collect funds to help rebuilding Ukraine.

Ora sul sito del produttore sono diponibili entrambe le versioni con il design delle etichette facilmente riconoscibile e interpretabile. Tutti gli interessati si affrettino a comprare e a ubriacarsi per la giusta causa (finalmente!).

Io, personalmente, non sono un bevitore, ma solo un osservatore esterno. Quindi mi sento in dovere di avvisare i lettori del fatto che i suddetti produttori svizzeri sembrano poco informati sulle tradizioni alcoliche ucraine. Infatti, in ucraino la vodka si chiama horilka (горілка): l’uso di questo termine mi sembra molto più adatto per la causa, anche se capisco che la parola vodka è infinitamente più conosciuta – e quindi più vendibile – tra i potenziali consumatori. Al di fuori dall’Ucraina, poi, con la parola horilka viene spesso erroneamente definita la vodka con l’aggiunta del pepe («pertsovka»), ma questo è un altro grande argomento…


Le illuminazioni

Ora che più o meno tutti hanno letto la (o sentito parlare della) intervista di Mario Draghi pubblicata ieri, posso dire che nel mondo c’è almeno una persona in più che ha finalmente capito tutto. Perché questa frase è un ritratto sintetico ma preciso di Vladimir Putin:

Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo.

Dopo averla letta, mi sono improvvisamente ricordato delle parole di Angela Merkel sullo stesso personaggio, dette – come sostengono i giornalisti – a Barak Obama: «non sono sicura che Putin abbia mantenuto il contatto con la realtà». Quel commento era stato pronunciato all’inizio di marzo del 2014, dopo una conversazione telefonica tra Merkel e Putin dovuta alla invasione russa della Crimea (la quale era in corso proprio in quel periodo).
Aspettiamo altri otto anni per la prossima illuminazione? O acceleriamo un po’ il ritmo?


Promessa quasi mantenuta

Non sono mai stato un fan della canzone «Imagine» di John Lennon. In più, da anni sono abbastanza infastidito dal fatto che sia cantata o riprodotta nelle occasioni più varie in qualità di un presunto simbolo universale di pace e chissà quali altre cose. Quindi la mia indifferenza verso una opera musicale mediocre sta rischiando di trasformarsi nell’odio. Non mi piace questo rischio…
Di conseguenza, pubblico l’interpretazione della canzone di Julian Lennon (il figlio di John) nella video-rubrica domenicale – e non quella musicale del sabato – solo per una questione di cronaca. Julian aveva promesso di cantare questa canzone solo nel caso della fine del mondo e, direi, ha quasi (spero che sia quasi) mantenuto la promessa.

Il video è stato pubblicato nell’ambito della campagna «Stand Up for Ukraine», della quale avete sicuramente sentito parlare.