Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «ucraina»

Il nazismo ucraino

Poco fa avevo scritto della abolizione dei visti per gli ucraini che vogliono visitare l’UE. È importante sapere che lo Stato ucraino ha trovato un modo geniale di ringraziare per il regalo.

I miei lettori che si interessano della politica internazionale in generale e dell’Est Europa in particolare si saranno già accorti che la Polonia non è proprio entusiasta a vedere l’Ucraina avvicinarsi all’UE.

Il motivo, in effetti, è molto comprensibile. Con l’inizio della aggressione militare russa nel 2014, l’Ucraina ha intensificato la ricerca degli eroi nazionali nella propria storia (per ovvi motivi aveva iniziato a farlo già negli anni ’90).

Addirittura a partire dal 1997 in Ucraina viene ufficialmente commemorata in numerosi modi la figura del collaboratore nazista Roman Shukhevych (comandante di un battaglione speciale, responsabile dello sterminio dei polacchi e degli ebrei sul territorio ucraino): monumenti, targhe commemorative, il titolo del cittadino onorario di quattro città, l’attribuzione del suo nome alle vie e addirittura intere zone delle città… L’ultima, nel senso cronologico, trovata ucraina è stata quella di attribuire il nome di Shukhevych a una delle vie di Kiev: è successo il 1 luglio 2017.

Fare un piccolo genocidio locale ammazzando 60 mila polacchi, non chiedere scusa, dedicare una via della capitale al loro assassino e andare a «integrarsi» con l’UE? Se i polacchi si oppongono con tutti i mezzi disponibili alla integrazione con uno Stato nazista, io li capisco e appoggio.

N.B. Tutto quello che ho scritto sopra non significa, naturalmente, che io appoggio o giustifico l’invasione russa in Ucraina. I nazisti che non tendono alla espansione vanno isolati nei loro confini abituali. Coloro che condividono i sempre più evidenti «valori» dello Stato restano lì, mentre gli altri si integrano anche fisicamente con gli Stati più evoluti.


Concerto-karaoke

Il 1 luglio a Kiev si è svolto un vero concerto interattivo.

Il noto cantante russo Dolphin (il vero nome completo è Andrey Vyacheslavovich Lysikov) aveva visitato la Crimea questo inverno (nel suo caso per un concerto, ma non importa), quindi in base a una legge ucraina del 15 aprile 2014 non può più entrare in Ucraina. Doveva però partecipare al festival Atlas Weekend svoltosi dal 28 giugno al 2 luglio 2017. I suoi musicisti, che non erano mai stati in Crimea dopo l’annessione del 2014, sono stati accettati al confine, mentre egli no.

Il concerto, però, si è svolto comunque. A suonare erano i musicisti, mentre a cantare era il pubblico. Il concerto interattivo – possiamo anche definirlo un concerto-karaoke – è stato reso possibile anche grazie alla proiezione dei testi sullo schermo dietro ai musicisti.

C’è una soluzione a tutto!


Nemmeno da gui si vede il confine

Il 13 maggio 2017 anche le persone meno esperte dei computer hanno scoperto della esistenza del virus WannaCry. Per evitarlo, bastava fare un banalissimo aggiornamento del sistema operativo e dell’antivirus.

Il 27 giugno 2017 i computer del Governo ucraino sono stati contagiati da un virus simile a WannaCry. La portavoce del vice-premier ha pubblicato su Facebook la foto del proprio monitor:

La vastità della stupidità umana è veramente infinita.

Non faccio delle battute di leggero sfondo razzista solo perché le forti ondate del ridere non mi permettono di continuare con la scrittura.


Il visto senza il visto

Come avete probabilmente già sentito o letto, a partire dalla domenica 11 giugno 2017 i cittadini ucraini possono entrare in UE senza visto. Per pura curiosità sono andato a vedere le condizioni che hanno accompagnato tale gesto di grande generosità da parte dell’Europa. Con il termine curiosità intendo dire che mi sono insospettito. Infatti, non voglio offendere nessuno, ma bisogna essere realisti: rispetto a tanti altri, l’Ucraina è uno Stato poco tranquillo politicamente e poco sviluppato economicamente per godere di un simile previlegio.

Ho dunque letto le condizioni. Grazie ai loro autori ho riso bene.

Prima di tutto, gli ucraini che vogliono andare in Europa devono, una volta giunti al confine, presentare le informazioni sullo scopo del viaggio, sulla disponibilità dell’alloggio, sulla disponibilità dei mezzi finanziari sufficienti per tutta la durata della permanenza in UE, la conferma della intenzione di fare rientro in Ucraina (per esempio il biglietto di ritorno) e l’assicurazione medica. In sostanza, si tratta degli stessi documenti che normalmente si presentano per ottenere un visto. L’unica differenza: non si paga più per il rilascio del visto.

Ma non è finita. In secondo luogo, gli ucraini che vogliono andare in UE senza il visto, possono trascorrere sul territorio europeo solo 90 giorni ogni 6 mesi. Senza il visto non possono studiare o lavorare in Europa.

In terzo luogo, è stato fatto tutto il possibile per escludere da questo regime agevolato gli abitanti della Crimea e delle regioni di Donetsk e Lugansk. Infatti, gli ucraini che vogliono andare in Europa devono essere in possesso di un passaporto biometrico modernizzato (le cui caratteristiche sono state concordate con l’UE ben più tardi dei fatti del 2014).

Mi dispiace per gli amici ucraini, ma la loro euforia è poco fondata sui fatti reali. Perché per i comuni viaggiatori ucraini non c’è alcun reale cambiamento in meglio.

P.S.: non immaginate quanto mi divertono gli abitanti della Crimea che da diversi giorni stanno cercando di (ri)ottenere i passaporti ucraini. Molti di loro avevano festeggiato l’invasione russa sperando di avere le pensioni più alte e gli investimenti statali nelle infrastrutture. Ma visto che i soldi non arrivano (perché mancano anche per quasi tutto il resto della Russia – tranne la Cecenia), quegli ometti avidi stanno già inseguendo un’altra fonte di beni gratuiti.


Ucraina social

L’Ucraina è uno Stato tecnologicamente avanzato. Non si preoccupa delle piccole banalità come la lotta alla corruzione, la costruzione delle strade o la soluzione efficace dei problemi con gli Stati vicini… Però ha un account su Facebook.

Sì, mi sono espresso bene. Lo Stato ucraino è registrato su Facebook.

Il problema è che a volte lo Stato ucraino beve un po’ troppo e si mette a scrivere delle cose strane:

Ma la modernizzazione dell’Ucraina non si ferma qui. Lo Stato ucraino si è registrato pure su TwitterInstagram!


25 anni di capitalismo

A dicembre, per «merito» di alcuni avvenimenti poco allegri e le festività natalizie, ci siamo dimenticati di un anniversario felice (per alcuni, purtroppo, semplicemente curioso). Infatti, a dicembre 2016 sono decorsi 25 anni dalla fine dell’URSS.

A tutti coloro che amano la precisione e vogliono conoscere la data precisa di tale evento, riporto una brevissima cronologia:

– l’8 dicembre 1991 i vertici di Russia, Bielorussia e Ucraina firmarono l’accordo (comunemente noto come l’accordo di Belavežskaja pušča) sulla cessazione della esistenza dell’URSS e la creazione CSI (Comunità degli Stati Indipendenti);

– il 10 dicembre 1991 l’accordo fu ratificato dai Sovet Supremi di Ucraina (288 sì, 10 no, 7 astenuti) e Bielorussia (263 sì, 1 no, 2 astenuti);

– il 12 dicembre 1991 l’accordo fu ratificato dal Sovet Supremo di RSFSR (Russia) – 188 sì, 6 no, 7 astenuti;

– il 21 dicembre 1991 all’accordo si unirono altre otto Repubbliche dell’URSS;

– il 25 dicembre 1991 Mikhail Gorbachev si dimise da tutti gli incarichi istituzionali;

– il 26 dicembre 1991 il Sovet delle Repubbliche del Sovet Supremo dell’URSS adottò la dichiarazione sulla cessazione della esistenza dell’URSS in quanto sosituita con il CSI.

Quindi, la data ufficialmente riconosciuta come quella della fine dell’URSS è il 26 dicembre. Tale data, come tutte le altre elencate, mai è stata celebrata dalle istituzioni istituzionali. Nel 1993, però, proprio per il 12 dicembre (indovinate il perché) in Russia fu fissato il referendum per l’approvazione della Costituzione della Federazione Russa.

Ogni politico del mondo si serve della cronologia in base alle proprie priorità. Non è sempre un male.


Notizie dall’Ucraina

Mentre negli Stati Uniti si sta votando per il nuovo Presidente, l’area dell’ex URSS è scossa da un altro evento politico. Vista la qualità dei candidati americani, il secondo evento sembra quasi più interessante.

Ieri pomeriggio Mikhail Saakashvili, l’ex presidente della Georgia, si è dimesso dalla carica del Governatore della regione di Odessa, accusando le massime Istituzioni ucraine della corruzione e del tradimento dello spirito della rivoluzione anti-Yanukovich del 2014. Ma forse è meglio andare in ordine.

Mikhail Saakashvili, georgiano, fu eletto Presidente del suo Stato nel 2004 e rimase in carica fino al 2013. Gli anni della sua presidenza furono caratterizzati da una forte modernizzazione delle Istituzioni e di tutto l’apparato dello Stato. Fu praticamente sconfitta la corruzione, minimizzata la burocrazia, modernizzati le forze dell’ordine e l’esercito. La maggioranza degli stranieri che visitano regolarmente la Georgia riconobbero la sorprendente velocità e qualità delle riforme efficienti. Nel lungo periodo, però, la modernizzazione accelerata di uno Stato povero e popolato da una consistente quantità di persone con la mentalità assistenzialista (ereditata dai tempi dell’URSS) si rivelò una impresa impossibile. Il 1° ottobre 2012 le elezioni parlamentari georgiane furono vinte da un partito populista. I leader di quest’ultimo manifestarono sin da subito le intenzioni di perseguire politicamente e penalmente Saakashvili.

Alla fine di settembre del 2013, pochi giorni prima della scadenza del suo mandato presidenziale, Saakashvili lasciò Georgia. Dopo un periodo di vita in Europa e negli USA, il 30 maggio 2015 Saakashvili venne nominato, dall’attuale presidente ucraino Petro Poroshenko, il governatore della regione di Odessa. Formalmente (proprio formalmente, come abbiamo scoperto successivamente) l’obiettivo della nomina fu quello di ripetere il «miracolo georgiano» degli anni 2004–2013 sul territorio della regione di Odessa. Essendo una persona particolarmente attiva, Mikhail Saakashvili cominciò subito a lavorare con un notevole ritmo (nella sua squadra furono invitati anche alcuni oppositori russi, che ricevettero, come lui, la cittadinanza ucraina).

Nei primi sei mesi di lavoro erano stati raggiunti alcuni risultati interessanti, poi è seguito un veloce rallentamento dei ritmi e dei risultati. Si è scoperto, infatti, che la rivoluzione del 2014 portò via Yanukovich e alcuni dei suoi alleati più stretti, mentre gli altri vertici della politica e della economia ucraina rimasero ai loro posti. Con essi rimasero anche tutti i problemi ucraini: corruzione, scarsa volontà (e capacità) di effettuare riforme etc. Tra gli esempi più noti agli occidentali posso menzionare la vendita sul mercato nero degli armamenti forniti alla Ucraina dall’Occidente. A livello regionale Saakashvili si è presto trovato privo di alcun sostegno delle Istituzioni statali e locali (Presidente, Consiglio dei Ministri, ma pure il sindaco di Odessa).

Pur essendo una persona particolarmente emotiva, ha saputo però aspettare il momento più adatto per rassegnare le dimissioni. Ha aspettato, infatti, l’esito delle elezioni parlamentari in Georgia (perché sente comunque la necessità di applicarsi in modo efficace da qualche parte) e un giusto livello di formazione del suo nuovo partito ucraino «Khvylja» (l’Onda). Ieri ha in sostanza dichiarato di voler occuparsi della politica nazionale per riformare l’Ucraina in modo globale. E secondo me ha delle buone possibilità di riuscirci vista la sua popolarità tra la gente.

Quindi mentre Putin vede Saakashvili come un cadavere politico (sconfitto nella guerra del 2008 e alle elezioni del 2012) e l’Occidente continua a puntare su Poroshenko (che non rappresenta un cambiamento vero), in Ucraina sta nascendo una forza politica da prendere seriamente in considerazione.


MH17: solo parole

Come avrete letto, ieri è stata presentata la seconda parte del rapporto provvisorio sull’abbattimento del volo MH17 sopra l’Ucraina.

Purtroppo la notizia più interessante consiste nel fatto che nel rapporto di ieri sono state semplicemente raccolte (e quindi formalizzate) molte delle informazioni già note e verificate da mesi (o addirittura da circa due anni). E’ già qualcosa, ma con questi ritmi per la formalizzazione delle accuse alle persone concrete ci vorranno diversi anni.

Boh, forse fanno bene a mostrare l’intenzione di svolgere una indagine accurata e di non aggravare le relazioni con la Russia. Ma un po’ più coraggio ci vuole.


Altri video in materia possono essere visti sul canale del Ministero della Giustizia olandese.

Quindi oggi colgo l’occasione di ricordare a quelle persone che hanno abbastanza cervello per inventarsi un lavoro in proprio (se quello dipendente non si trova) un concetto semplicissimo. Nel XXI secolo un bravo investigatore privato è una persona capace di cercare le informazioni su internet. Non ringraziatemi troppo…


La caccia ai terroristi ucraini

In questi giorni vi è sicuramente capitato di leggere del presunto «gruppo diversivo ucraino» che avrebbe tentato di introdursi in Crimea per compiere degli atti terroristici. Si tratta di una «notizia» diffusa dalle istituzioni russe: pur essendo un comunicato che ha una scarsa credibilità anche agli occhi delle persone più ingenue, merita di essere commentato.

Prima di tutto bisogna sottolineare il fatto che la descrizione della «invasione» ha subito dei cambiamenti radicali nel corso di un tempo molto breve. Il gruppo ha attraversato il confine supportato dal fuoco della artiglieria (per attirare attenzione?), no, anzi, di nascosto. Il gruppo aveva un notevole carico di armi ed esplosivi, no, anzi, questi dovevano essere portati da un secondo gruppo non ancora arrivato. Il gruppo aveva l’obbiettivo di fare un attentato in una fabbrica (ops, appartiene a un oligarca ucraino), quindi no, voleva fare un attentato al passaggio delle auto istituzionali (ops, all’est ucraino occupato succede anche senza di loro), quindi no, volevano fare delle esplosioni sulle spiagge per compromettere la stagione turistica (ops, siamo già a metà agosto), quindi no… Etc, etc.. E, ovviamente, il gruppo non sapeva della massiccia presenza di militari e esponenti del FSB sulla penisola: triplo ahahahaha. Insomma, la storia è piena di dettagli mal progettati.

La spiegazione della comparsa di una notizia simile è molto semplice: le massime cariche istituzionali russe hanno inventato un modo di evitare il prolungamento delle sanzioni europee a partire dall’inizio del 2017. Come? Facendo passare l’Ucraina per uno Stato-terrorista, uno Stato che avrebbe delle sue grosse responsabilità nel fallimento di tutti gli accordi di pace presenti e futuri. Se non dovesse funzionare, se gli interessi della Russia in quella area geografica non dovessero dunque essere riconosciuti legittimi, allora all’inizio del 2017 si passerà alle azioni veramente forti. Ma non prima.


Propongo un gioco

Oggi vediamo due foto. La prima è della squadra olimpica ucraina del 2008. Con questa uniforme sono andati ai Giochi di Pechino:

La seconda foto è della squadra olimpica russa del 2016. Con questa uniforme alcuni membri della squadra andranno (forse) ai Giochi di Rio de Janeiro:

Se non avete nulla di meglio da fare, provate a confrontare le uniformi: tanto per esercitarsi nel cercare le differenze.

Bonus track. L’uniforme olimpica statunitense (versione 2016):