Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «uk»

Un libro rientrato

È una storia abbastanza curiosa: qualche tempo nella biblioteca della cattedrale di Sheffield è stato restituito un libro preso in prestito nel relativamente lontano 1709… Esatto: ben 312 anni fa. Per il solo dovere di cronaca aggiungo che si tratta di una ristampa de «The Faith and Practice of a Church of England Man» del 1704.
Ma il punto più interessante è un altro. Il vice priore della cattedrale (felicissimo per il ritrovamento del libro) si è messo a ipotizzare — per scherzo! — l’entità della multa da infliggere agli eredi del lettore ritardatario. Ebbene, dovrebbe utilizzare il sistema adottato nelle biblioteche italiane (almeno quelle che conosco io): sanzionare il ritardatario con due giorni della interdizione al prestito per ogni giorno di ritardo.
Ehm, forse i giorni di blocco sono più di due… non mi ricordo… non mi è mai capitato di consegnare con un ritardo sufficientemente grave… Spero di avere presto delle informazioni precise dai bibliotecari di mia conoscenza.
In ogni caso, la risposta «italiana» al suddetto grave ritardo sarebbe l’unica realmente simmetrica e allo stesso tempo sufficientemente divertente. Scrivo subito una mail, ahahaha

P.S.: in quanti hanno pensato che si sarebbero tenuti il libro?


Il nuovo vecchio logo

A febbraio la BBC ha iniziato a utilizzare — per alcuni suoi progetti — il proprio nuovo logo. Il fatto divertente, però, è: la gente se n’è accorta solo ora. E la stampa scandalistica si è pure lamentata per il prezzo non ufficialmente noto, ma apparentemente «alto».
Non so perché si lamentino: il buon re-design è sempre quello che porta qualcosa di nuovo senza stravolgere le abitudini degli utenti, quindi paghino pure bene quelli che riescono a rispettare il principio.
(Non sono un contribuente britannico, quindi per me è facile dirlo, ahahaha)

P.S.: se vi state ancora chiedendo quale sia la versione nuova del logo, vi risparmio un po’ di forze per le imprese più importanti. È quello della seconda riga.


Condoglianze online

Come era facile prevedere, la pandemia del Covid accelera il progresso un po’ in tutti gli ambiti della attività umana, anche in quelli meno allegri. Così, per esempio, la famiglia reale inglese non si è limita a comunicare (nel finesettimana) che il modo migliore di seguire il funerale del principe Philip è quello di vederlo su uno schermo. Ha pure creato, sul proprio sito, un libro di condoglianze online.

Purtroppo, non possiamo ancora fare a meno di queste cose.


Il principe Philip

Il principe Philip ha avuto una vita lunghissima, sicuramente interessante e allo stesso tempo strana. Ha fatto in tempo di vedere tantissimi eventi e personaggi, ma sempre distanziato per scelta di altri, imprigionato dal proprio status istituzionale. Provate a immaginare voi di dover vivere per quasi un secolo circondati da ogni genere di curiosità, ma non poterne «toccare con la mano» nemmeno una (o quasi).
Ecco, purtroppo noi non sapremo nemmeno cosa ne pensava lui di questa propria lunga esistenza. Un principe consorte non lascia le memorie scritte. Anche quando ha tantissimo da raccontare. Anche quando sa cosa significa essere un principe secolare, il «tagliatore di nastri più esperto al mondo» (la battuta è sua).
Quindi di Philip ci resteranno, purtroppo, pochissime cose. Per esempio, gli esempi del suo senso dello humor un po’ particolare… Particolare non significa necessariamente brutto, perché a volte, se letto attentamente, può essere trasformato con successo in una utile regola della vita. Intendo gli episodi come questo: a uno dei ricevimenti Philip incontrò un giornalista di un giornale scandalistico.
«E Lei cosa ci fa qui?», chiese Philip.
«Mi hanno invitato…»
«Ma questo non significa che doveva venire!»


Il mistero dei consensi

La serie delle pubblicazioni de The Guardian sull’uso relativamente largo dell’istituto del «Queen’s Consent» è interessante non solo dal punto di vista puramente giuridico. Quindi merita di essere letta almeno nei punti più importanti.
Il consenso della regina è, in sostanza, una cosa semplicissima: deve essere consesso per discutere in Parlamento ogni tipo di norma giuridica che possa in qualche modo toccare gli interessi della famiglia reale. Una persona comune non saprebbe avanzare delle ipotesi più o meno attendibili sulla quantità delle norme del genere, ma i giornalisti de The Guardian hanno calcolato che solo la regina attuale abbia utilizzato – con gli obiettivi e risultati di volta in volta diversi – almeno un migliaio di volte. Non tutti gli interventi della regina hanno una connessione (almeno quella visibile) con gli interessi della famiglia. Ma, in ogni caso, si potrebbe constatare che l’espressione «regna ma non governa» non corrisponde del tutto alla realtà dei fatti.
Leggendo la lista delle norme, la discussione delle quali ha in varie epoche richiesto una trattativa per ottenere il consenso della regina, ho effettivamente notato gli argomenti di genere molto vario (per esempio, le regole sulla pesca del salmone o sui parcheggi automobilistici). E per l’ennesima volta mi sono dispiaciuto che nemmeno la regina abbia trovato il modo di intervenire sulla tristissima storia del Brexit.
Del «Queen’s Consent», invece, non posso dire alcunché di negativo. È un attributo normale della monarchia e, vista la qualità della vita nell’UK, non sembra essere abusato (lmeno a un osservatore molto estraneo come me). Quindi esista pure.


Il contrabbando pericolosissimo

Ho appreso una notizia apparentemente piccola, ma in realtà interessantissima. I doganieri olandesi hanno iniziato a sequestrato ai camionisti britannici (che arrivano con il traghetto a Hoek van Holland) i panini con il prosciutto. Perché? Perché dopo il Brexit anche per l’Inghilterra vige il divieto di importare verso l’UE la carne…
È veramente curioso che il pranzo personale di una persona sia ora equiparato all’import commerciale. Ed è veramente triste che l’UE sia così meschina e vendicativa. Anche se capisco che si vuole evitare in tutti i modi gli altri casi di uscita dall’Unione.


Da non imitare

Molto probabilmente, in questi giorni avremo il primo motivo [serio] per essere contenti del Brexit finalmente avvenuto.
In Inghilterra, infatti, da oggi è vigore un nuovo lockdown: nonostante la campagna di vaccinazione avviata prima degli altri Stati europei e la pericolosità inferiore (per la salute della persona) del nuovo ceppo virale.
Ma, allo stesso tempo, poco prima della fine del 2020 abbiamo visto che proprio quel ceppo – uno di tanti esistenti, apparentemente meno dannoso e, soprattutto, noto già da settembre – era diventato uno strumento politico per «punire» ancora una volta uno Stato che lascia l’UE, per promuovere la firma dell’accordo di Brexit poco favorevole alla Inghilterra. Di conseguenza, possiamo ragionevolmente sperare che l’Inghilterra non possa più fare da esempio per i vertici degli Stati europei.
A volte l’idiozia politica incontra lungo il proprio percorso una rotonda, ci entra, compie il giro completo e arriva in un punto di apparente normalità per il solo fatto di avere invertito il senso di marcia. Spero…


La casa più stretta

L’agenzia immobiliare britannica Winkworth ha pubblicato l’annuncio di vendita dell’edificio londinese che viene definito il più stretto della città. È largo 1,8 metri, mentre la superficie totale è di 96 metri quadri. Eccolo sulla foto (è inutile precisare che sia quello blu):

È interessante studiare, almeno dalle foto disponibili, come possa essere organizzato uno spazio vitale così particolare.
L’esemplare indicato prima era un negozio di cappelli, mentre ora è una abitazione di cinque piani che ha due soggiorni, due camere da letto, due bagni, una cucina e un terrazzo. Tutto disposto, come ho già scritto, su cinque piani larghi 1,8 metri… Il proprietario attuale sostiene di voler vendere la casa a causa del trasloco in un altro Stato. Ma io, pur sapendo che le case inglesi non sono spaziosissime, sospetto che la causa reale della messa in vendita sia ben diversa. Secondo me il signore ha passato in quella casa tutto il lockdown (forse anche in compagnia di altre persone). Certo, non è come avere passato due mesi in un monolocale, ma immagino che sia stato comunque un po’ pesante.
P.S.: ma per me sarebbe stata una casa ideale. Purtroppo, non ho un milione di euro per comprarla.


Il restauro digitale

Dato che il 2020 è un anno quasi perso per il turismo (soprattutto quello internazionale), continuiamo pure con i nostri viaggi virtuali.
Su questa pagina sono pubblicate le GIF con le rovine di sei castelli del Regno Unito restaurate in modo digitale. In sostanza, ogni immagine è dinamica e mostra lo stato attuale del rispettivo castello, il processo dei «lavori di restauro» digitali e il risultato finale: come avrebbe potuto essere il castello nelle condizioni normali. quindi aspettato che si carichi tutto e, nel frattempo, leggete le descrizioni allegate.

Io, intanto, confesso di amare visitare, studiare e osservare le rovine degli edifici di ogni genere ed epoca. Questi danno uno spazio enorme alla fantasia: lasciano immaginare come erano una volta, come e perché erano concepiti, come erano utilizzati e perché sono stati abbandonati nonostante la loro qualità.


Un anno di Johnson

Con una certa sorpresa ho scoperto che oggi decorre [già] un anno da quando Boris Johnson ha assunto la carica del premier. E devo constatare che egli avrebbe potuto anche lasciare la carica mesi fa e rimanere comunque nella storia. Perché ha dimostrato una qualità rarissima per la politica occidentale di oggi: concretizzare le mosse (non entriamo in merito della loro qualità e utilità) rinviate all’infinito da tutti i predecessori e colleghi.
Non è vecchio, quindi spero – per il bene dell’UK e dell’Europa – che in futuro venga richiamato per realizzare qualche progetto decisamente più allegro del Brexit.