Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «urss»

Dmitry Yazov

Ieri, all’età di 95 anni, è morto l’ultimo maresciallo ancora vivente dell’URSS – e l’ultimo Ministro della difesa dello stesso Stato – Dmitry Yazov. La sua età, il suo grado e il suo incarico non sono però sufficienti per ricordarlo sulle pagine di questo blog.

Lo ricordo in qualità di uno dei otto membri del Comitato statale per lo stato di emergenza. Sì, intendo quei otto anziani impauriti per la imminente perdita del potere che tra il 18 e il 21 agosto del 1991 avevano tentato di invertire il corso della storia con un colpo di Stato. Avevano cercato di rianimare, con tanta forza, la fottuta URSS che proprio in quei giorni passava gli ultimi giorni della propria agonia. La lotta contro la storia è già una impresa inutile; in aggiunta gli otto anziani avevano tantissima paura: se rivedete i filmati, notare facilmente come tremavano le loro mani.
Dmitry Yazov, in forza della sua professione e del suo incarico, aveva ordinato l’ingresso dell’esercito nel centro di Mosca. Allo scopo di «riconquistare» il palazzo del Governo sovietico e «difendere» altri punti strategici dal proprio popolo. Certo, una parte dei militari impiegati si era schierata con l’oppositore Boris Eltzin, ma un’altra parte era pronta a eseguire ogni ordine del Ministro Yazov.
Ecco, non so cosa sia successo nella testa di Dmitry Yazov nel corso della notte tra il 20 e il 21 agosto, ma, nonostante la pressione esercitata dai colleghi, si era rifiutato di usare l’esercito contro i cittadini comuni. E, di conseguenza, aveva ordinato il ritiro dell’esercito dalla città. Il Comitato aveva dunque perso.
Nei successivi 29 (quasi) anni sono accadute un po’ di cose. Ma, in ogni caso, ora posso dire:
Riposa in pace, Dmitry Yazov


Il volante a destra nell’URSS

Il mio nuovo articolo automobilistico è dedicato alle automobili sovietiche prodotte con il volante a destra per il mercato interno.
http://eugigufo.net/it/autourss/volanteadestra/


La pianificazione dei nomi

Oggi non tutti, soprattutto tra i giovani, sono in grado di immaginare fino a quale punto arrivava la pianificazione nella economia sovietica. Ma io ora sono pronto a fare un esempio interessante.
Il mio nuovo articolo automobilistico (nuovo dopo anni di pausa) è dedicato al sistema unico dei nomi delle automobili introdotto nell’URSS per tutti i produttori. In sostanza, ogni modello nuovo doveva avere un codice numerico facilmente interpretabile dai cittadini.
La spiegazione dettagliata è nell’articolo: http://eugigufo.net/it/autourss/nomimodelli/


Klondike eterno

La settimana scorsa ben 27 eurodeputati hanno chiesto a Jeff Bezos di ritirare dal commercio su Amazon gli oggetti riportanti la simbologia sovietica. Sostengono che tale simbologia offenda le decine di milioni delle vittime del regime sovietico.
Io, essendo in forza di una fortunata combinazione dei fattori solo una vittima indiretta del suddetto regime (la cui mancata esistenza avrebbe garantito una vita migliore a molti miei parenti/antenati e un punto di partenza migliore a me stesso), posso constatare di essere offeso solamente dalla stupidità della gente. Di quella gente che è disposta a studiare la merda sotto il microscopio per trovare delle differenze tra il comunismo e il nazionalsocialismo e affermare la presunta buona qualità del primo rispetto al secondo. Ma il tempo passa, la quantità delle vittime dirette dei due regimi si reduce di giorno in giorno, mentre le vittime indirette hanno già avuto abbastanza tempo e occasioni per costruire una vita normale per sé e per i propri parenti meno fortunati. Quindi possiamo vedere la situazione in un modo tranquillo, senza manifestare delle emozioni forti.
Uno dei paradossi più grandi del nostro pianeta consiste nel fatto che il progresso tecnico-scientifico e quello ideologico si evolvono in modi differenti. Le idee tecniche e scientifiche obsolete vengono definitivamente cancellate da ogni ambito della nostra vita quotidiana. Le ideologie obsolete, obiettivamente superate da tutti i punti di vista, continuano invece a circolare e appassionare delle quantità notevoli delle persone in tutto il mondo. L’idiozia di uno smartphone con il disco (o semplicemente di un cellulare con i tasti come una vecchia Nokia 3310) è oggi evidente a tutti. O quasi a tutti. Non a tutti è evidente l’idiozia delle cose intangibili, per esempio del comunismo: è richiesta la capacità di informarsi, apprendere, operare con dei concetti astratti.
Ma tale paradosso presenta anche dei vantaggi. Per esempio, la presenza sul libero mercato delle simbologie di entrambi regimi potrebbe aiutarci a marcare in un modo inequivocabile delle grosse quantità degli ignoranti in giro per il mondo.
E visto che gli ignoranti è l’unica risorsa naturale materiale infinita, perché non guadagnarci sopra? Non dobbiamo nemmeno reimpostare i macchinari: gli ignoranti non sanno inventare la simbologia propria e usano quella dei bisnonni.


Nel 1970 l’appena fondata fabbrica automobilistica sovietica VAZ iniziò a produrre il suo primo modello: la 2101 «Kopeika» (volendo potete vedere il mio articolo sull’argomento).
Nel 1971 l’URSS iniziò a esportare le 2101 in Occidente. Proprio in quella occasione fu inventato il nome Lada, inizialmente riservato solamente alle vetture da esportazione. Le automobili Lada raggiunsero i loro risultati commerciali migliori in Finlandia, Svezia, Norvegia e Islanda. Relativamente benesi vendevano anche in Australia, Canada e alcune zone della America Latina. Ogni prodotto per essere venduto bene ha bisogno di essere pubblicizzato. Oggi, dunque, vediamo gli esempi più interessanti della pubblicità occidentale della Lada.
L’esempio più bello è la video-pubblicità inglese della Lada realizzato in stile National Geographic nel 1980.

Lo stesso stile è stato adottato per l’opuscolo stampato:

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La festa della liberazione

Il 12 giugno è una festa nazionale in Russia: la Giornata della Russia, istituita nel 1991 in memoria dalla adozione della Dichiarazione di Sovranità Statale della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) il 12 giugno 1990. Il nome attuale è stato introdotto nel 2002, mentre negli anni precedenti esso fu proprio «il Giorno della Dichiarazione di Sovranità Statale della RSFSR».

In base a un sondaggio ripetuto periodicamente, nel 2012 il 36% dei russi era ancora convinto che il 12 giugno si festeggi «il giorno della indipendenza della Russia» (nel 2003 erano 65%). Si tratta di un errore curioso, ma non negativo perché è la memoria storica a farci spesso dei strani scherzi. Col tempo si perde un po’ la distinzione tra ciò che sembrava fondamentale all’epoca dei fatti e la sostanza degli avvenimenti (avevo già tentato di scriverne).

Formalmente il 12 giugno si festeggia la nascita istituzionale della nuova Russia. In sostanza si festeggia il giorno in cui la Russia è uscita dall’URSS.

Il 12 giugno 1990 la Russia si liberò dell’URSS.

L’URSS fu una sostanza politica incompatibile con la vita dignitosa delle persone, l’esempio unico a livello cosmico della discordanza tra le dichiarazioni di facciata e la realtà delle cose.

Il 12 giugno di ogni anno festeggiamo la liberazione dall’URSS.

P.S.: nessuno è immortale, dunque festeggeremo anche un’altra liberazione.


31 anni di Chernobyl

Oggi è l’anniversario della catastrofe tecnologica di Chernobyl. Per ora ho poco da aggiungere a quanto ho già scritto sull’argomento nel 2016. Quindi oggi mi limito a pubblicare una raccolta di video e foto della città di Pripyat, concentrandomi su quel che resta degli appartamente privati.

Tutte le foto sono di Sergei Melnikov.


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Due settimane fa avevo postato una porzione delle foto ritraenti la vita quotidiana sovietica degi anni ’50–’80.

Oggi, invece, vi consiglio l’autore di altre foto interessanti: il maggiore Martin Manhoff (ne avevo già scritto un mese e mezzo fa in un’altra occasione). Manhoff fu l’addetto militare della ambascita statunitense a Mosca dal 1952 al 1954 e fino al momento di essere stato espulso per spionaggio scattò tante belle foto dell’URSS di quegli anni. Non solo a Mosca, ma anche a Leningrado, alcune altre città e lungo la ferrovia Transiberiana.

Un certo Douglas Smith (non ho capito bene chi sia questo tipo) dopo la morte della vedova di Manhoff si è appropriato delle foto e ha iniziato a pubblicarle: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=10155847922929625&id=629794624

Il fazzoletto rosso sul collo è la «cravatta del pioniere»: di forma triangolare, doveva essere portata in quel modo.
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Le vecchie foto dell’URSS

Thomas Taylor Hammond (1920–1993) fu il professore della storia russa alla University of Virginia dal 1949 al 1991. Ma noi dobbiamo ammirarlo per un’altra cosa.

Dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli anni ’80 Hammond venne più volte nell’URSS (ed è normale perché deve approfondire la materia studiata sul campo), visitando diverse città: Mosca, Leningrado, Kiev, Jaroslavl, Samarkanda e alcune altre. La cosa per noi importantissima è che Hammond scattò, nel corso dei suoi viaggi, un sacco di fotografie a colori. Non furono delle solite foto del cazzo che i turisti «normali» fanno in giro (tipo i monumenti storici o i piatti presi al ristorante), ma le foto della vita quotidiana sovetica. Ma è proprio la vita quotidiana a sparire per sempre mentre i monumenti restano ai loro posti per secoli (sì, io sono uno dei pochi a capirlo).

Grazie all’impegno di Thomas T. Hammond anche voi potete vedere un po’ della vita quotidiana sovetica, un po’ di storia delle persone normali. L’intero archivio si trova sotto questo link (2885 scatti, 9,5 GB), mentre io vi faccio vedere solo alcuni esempi.

La cabina del telefono pubblico, modello anni ’50–’60:
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Il funerale di Stalin

Come saprete, la data ufficiale della morte di Iosif Stalin è il 5 marzo 1953. In realtà ci sono dei seri dubbi sul giorno preciso (l’unico libro veramente interessante sull’argomento che mi è capitato di leggere non è ancora stato tradotto in italiano: potrei farlo io!), ma la gente è ormai abituata a feseggiare il giorno imposto dalle Autorità dell’epoca.

Il funerale di Stalin si tenne il 9 marzo 1953 e meriterebbe un racconto lungo e dettagliato a parte. Molto probabilmente lo pubblico l’anno prossimo, per i 65 anni del grande evento. Oggi, invece, mi limito a pubblicare un video raro e interessante proprio su quel funerale. Il video in questione è stato girato dal maggiore Martin Manhoff, il quale fu l’addetto militare della ambascita statunitense dal 1952 al 1954 e fino al momento di essere stato espulso per spionaggio scattò anche tantissime belle foto dell’URSS di quegli anni. L’ambasciata statunitense fu all’epoca collocata in un punto logisticamente vantaggioso, quindi grazie al fatto che la persona giusta si trovò proprio lì nel momento giusto, oggi possiamo vedere l’unico video non ufficiale del funerale di Stalin: