Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «usa»

Vent’anni del 9/11

Con una certa tristezza devo constatare che l’esposizione digitale disponibile sul sito del Memoriale dedicato al 9/11 è interessante nei contenuti e abbastanza noiosa nella forma. Non so se la colpa sia di un modo troppo formale di proporre i contenuti o la concezione del museo – nel senso generale del termine – un po’ antiquata che i creatori avevano (hanno) in mente. Di conseguenza, nel ventesimo anniversario di quell’attacco terroristico le cose importanti da capire sono almeno due.
In primo luogo, conviene capire che il parlare delle tragedie con una faccia tragica è spesso un comportamento conforme alle tradizioni astratte, ma controproducente sulla pratica. La mente di una persona media cerca naturalmente di fuggire dalla noia, ma probabilmente, nel caso specifico della memoria del 9/11 la fuga generale delle menti non è proprio l’obiettivo desiderato.
In secondo luogo, dobbiamo capire (o ricordarci) che l’intervento culturale sarebbe più efficace di quello militare. Una migliore pubblicità della alternativa culturale (aggiungerei quella occidentale) al radicalismo religioso non avrebbe molto probabilmente permesso di sprecare gli ultimi 20 anni in maniera così ingloriosa.
Sono queste, in sintesi, le uniche grandi banalità che possono essere dette nell’occasione dell’anniversario odierno.


I Alone Can Fix It

Il Washington Post ha pubblicato un frammento di un nuovo libro dedicato a Donald Trump: «I Alone Can Fix It». Questa volta, in particolare, si tratta dell’ultimo, «disastroso» anno della presidenza di Trump e, tra le altre cose, del piano del generale Mark Milley contro l’eventuale rifiuto del 45-esimo presidente di lasciare il potere nel caso di una probabile – ai tempi – sconfitta elettorale.
Non so quanto senso possa avere la lettura di un libro del genere (almeno per i non cittadini americani), ma sono comunque contento che Donald Trump contribuisca alla crescita economica – attraverso la generazione delle opere intellettuali ben vendibili – anche ora, nel periodo in cui può essere dimenticato come un incubo della notte passata. Ma in base del pezzo pubblicato avete comunque la possibilità di prendere una vostra decisione.

P.S.: sul libro si parlerebbe anche del fatto che Trump ha sottovalutato il tristemente noto coronavirus. Per fortuna, è vero solo in parte: nonostante tutto, è stato proprio Trump ad acquistare diverse centinaia di milioni di dosi dei vaccini quando questi ultimi erano ancora in fase di sviluppo. È dunque riuscito a risparmiare tempo e soldi preziosi per i propri cittadini. La verità storica rimane una cosa abbastanza importante.


Un regalo di Trump

Come avete probabilmente già letto, Donald Trump ha deciso di fare una causa a Facebook, Twitter e Google per il blocco dei suoi account sui rispettivi social networks. Le lamentele di Trump circa la censura nei suoi confronti sono in una certa misura fondate, ma in questa sede volevo sottolineare un altro aspetto.
Il ricorso in tribunale è in una buona misura un grande regalo ai convenuti. Infatti, indipendentemente dalle preferenze politiche dei dirigenti di quelle aziende (e dai mezzi di manifestarle ritenuti opportuni), il business di Facebook, Twitter e Google si basa sui rapporti intensi tra gli utenti: la quantità degli utenti e dei contenuti da loro generati (pubblicazioni e commenti) si traduce nelle entrate di grandezza proporzionata (per esempio, della pubblicità visualizzata). Allo stesso tempo, i suddetti dirigenti devono rispondere ai loro azionisti che hanno una propria visione dell’ammissibile nella politica e nella vita sociale. L’eventuale sconfitta delle tre aziende nella causa voluta da Trump potrebbe quindi ristabilire l’equilibrio di una volta. O, se preferite, fornire una giustificazione ai dirigenti di Facebook, Twitter e Google che riavranno uno dei loro più grandi generatori dei contenuti.
In ogni caso, sarà divertente osservare quanto succede.


White face

Probabilmente lo avete già letto: il 19 giugno a New York è stato inaugurato un nuovo monumento a George Floyd. Sarebbe questo:

Senza commentare la figura di questo strano personaggio (sì, so essere diplomatico) e quindi l’opportunità di dedicargli dei monumenti, ho una domanda di importanza storica.
Il cosiddetto «white face» non sarebbe un problema?
Per me più no che sì, ma ho alcuni dubbi sul fatto che tutti lo debbano dare per scontato. Soprattutto quando inizia da un personaggio che – indipendentemente dalla fine che ha fatto – era quello che era.


19 giugno

L’assegnazione dello status di una festa federale al Juneteenth National Independence Day è, probabilmente, la prima mossa completamente sensata sulla strada imposta dal tristemente noto BLM. Perché in una certa misura riguarda entrambe le parti interessate, e non esalta, come in certi altri Stati che forse conoscete, la vittoria di una parte della popolazione sui propri co-cittadini. Assieme alla libertà personale concessa a molti, infatti, l’abolizione della schiavitù aveva anche liberato molte persone dall’esercizio di un potere poco compatibile con la società moderna.

Quindi gli interessati possono dedicare il sabato allo studio del buon esempio statunitense e tentare di diventare altrettanto intelligenti.


Una nuova fase di liberalizzazione

È interessante notare come si stia nuovamente liberalizzando l’internet negli Stati Uniti.
In qualità del primo passo – ma molto silenziosamente – è stata sbloccata l’app Parler.
Poi è stato stabilito un termine preciso – anche se lontano – al ban di Donald Trump su Facebook.
Mentre ieri sono state di fatto annullate le «sanzioni» di Trump contro TikTok e WeChat.
Se vanno avanti così, tra un po’ smettono pure di chiedere a Facebook – a livello parlamentare – di «fare il bravo». Forse perché capiscono che il senso di ogni social network sta nell’insieme dei collegamenti tra i soggetti attraverso un insieme degli strumenti. E l’osservazione di quegli strumenti (e dei collegamenti) è l’arma migliore nei rapporti con gli «stati nemici» come la Cina.

P.S.: ho una tentazione fortissima di raccontarvi di uno studio universitario (in corso di perfezionamento iniziale) sul possibile ridimensionamento del ruolo dei social network nella gestione dei contenuti e dei dati personali, ma per ora non posso ancora farlo. Ma a livello di idea sembra una bomba. Prima o poi ne svelo qualche particolare sul proprio sito senza firmarmi (così non mi becca nessuno, ahahaha).


Come avrete già letto o sentito, Joe Biden ha indicato un nuovo obiettivo per la campagna vaccinale anti-Covid negli USA: vorrebbe che entro il 4 luglio il 70% della popolazione americana adulta ottenga almeno una dose di uno dei vaccini applicati. L’aspetto della vaccinazione che mi stupisce – non solo per quanto riguarda gli USA, ma a livello mondiale – è però il fatto che molte persone debbano essere motivate per andare a vaccinarsi. Non riesco a immaginare come un vaccino possa essere più preoccupante del rischio della malattia o delle varie limitazioni agli spostamenti. È vero che tutti i vaccini anti-Covid attualmente riconosciuti come funzionanti sono stati sviluppati con almeno tre anni di anticipo rispetto alla prassi «normale» (come sostengono tutti i medici che conosco), ma anche in mancanza di una fiducia assoluta consentono comunque di pensare di avere fatto tutto il possibile per proteggere la propria salute.
Ma in realtà oggi volevo concentrarmi sui modi di motivare la gente.
Infatti, l’Associated Press comunica che ci sarebbe l’intenzione di le iniziative delle aziende che incoraggiano la vaccinazione tra la popolazione. In particolare, ci sarebbe una campagna della Anheuser-Busch Brewing Company (l’azienda che produce la birra Budweiser): il produttore avrebbe promesso di iniziare a regalare la birra se l’obiettivo di Biden dovesse essere raggiunto. Le persone maggiorenni partecipanti alla iniziativa della Anheuser-Busch potranno ricevere un coupon di cinque dollari se si registrano sul sito web dell’azienda. Solo i 200.000 partecipanti registrati (se e quando l’obiettivo di vaccinazione sarà raggiunto) avranno diritto al buono per la birra.
Ecco, dato che non si tratta di una notizia falsa, possiamo constatare almeno due cose. Prima di tutto possiamo constatare che la promessa della birra gratuita corrisponda perfettamente al livello intellettuale di tutte quelle persone che debbano essere motivate per andare a vaccinarsi.
E poi possiamo logicamente sorprenderci per il fatto che nessuna azienda europea abbia tentato di farsi una pubblicità altrettanto forte e socialmente utile. Nell’UE risiedono quasi 447 milioni di persone: più che negli USA. Sentendo molte persone che lavorano in varie aziende sparse per il mondo, so che anche molti europei aspettano di essere motivati a vaccinarsi. Di conseguenza, posso dire che solo un marketologo professionalmente inadeguato potrebbe rifiutare l’idea di sfruttare uno degli argomenti più discussi del pianeta per pubblicizzare i prodotti di della propria azienda tra una quantità così alta di persone. E farlo al costo di sole duecento mila bottiglie di birra / magliette (prodotte con pochi centesimi in Cina ahahaha) / confezioni di caramelle etc etc.
Boh, forse le campagne motivazionali europee partiranno tra un paio di mesi, rispecchiando il ritardo nella vaccinazione rispetto agli USA. Ma questo non significa che dobbiamo aspettarle.


Prepararsi prima?

Nel 1961, prima della invasione della baia dei Porci, negli USA era stata preparata una moneta d’argento (il diametro pari a 3,7 cm e lo spessore pari a 0,2 cm) che avrebbe dovuto ricordare la vittoria nella suddetta operazione.
Sappiamo tutti da tempo come andata. Ma solo nei giorni scorsi la CIA ha pubblicato sul proprio sito le immagini della moneta e una breve descrizione.

In realtà, più che una moneta, sembra un gettone: Continuare la lettura di questo post »


Paragoni leggermente esagerati

Commentando il piano degli investimenti proposti da Joe Biden per l’economia statunitense, The Associated Press paragona i risultati promessi a quelli dei programmi del New Deal o della Great Society.
Da un lato, potremmo essere contenti per gli americani: alcuni usi economici/finanziari e infrastrutture che caratterizzano la vita quotidiana statunitense potrebbero sembrare obsoleti pure agli europei.
Dall’altro lato, gli stessi europei potrebbero (ri)cominciare a invidiare gli americani già adesso. Per esempio: gli USA sono l’unico Stato a me noto dove alle poste è possibile pagare – da anni ormai – con una carta bancaria. Se almeno una parte della spesa voluta da Biden per promuovere il progresso dovesse essere approvata, la situazione relativa dell’Europa dovrebbe spingere quest’ultima nella direzione preoccupante di uscita dal «primo mondo».
Detto questo, torno a ribadire che mi sembra molto più utile, dal punto di vista strategico, mettere il privato nelle condizioni di investire direttamente nelle opere (più o meno grandi) che egli ritiene più utili. Quindi non mi immagino nel ruolo di un elettore dei Democratici (almeno in assenza di Trump sulla scena politica, ahahaha).


Prometto di seguire le statistiche

Il Comando strategico delle forze armate degli USA ha un proprio account ufficiale su twitter. In aggiunta, il Comado è responsabile per la gestione dell’arsenale atomico e del sistema della difesa antimissilistica.
Cosa ci può essere di particolare sul twitter di una organizzazione del genere? Niente, tranne i soliti brevi comunicati stampa sulle esercitazioni e sulla vita dei militari. Il 28 marzo, però, è successo qualcosa di strano: prima è stato pubblicato un tweet molto strano, poi è comparso un tweet di scuse, e dopo ancora sono scomparsi entrambi i tweet.

La situazione è stata spiegata abbastanza velocemente: un bambino piccolo, figlio dell’addetto alla amministrazione dell’account su twitter, si è «approfittato» della brevissima distrazione del padre ed è riuscito a pubblicare un messaggio semplicemente giocando con la tastiera del computer aziendale.
Io, a questo punto, potrei fare delle battute super divertenti sul fatto che lo «smart working» sia il vero pericolo per il nostro pianeta (chissà quali altri tasti magici possono essere premuti, ahahaha), ma evito.
Vorrei invece scoprire, magari alla fine del 2021, quale percentuale degli account e dei computer è stata «protetta» dalla nuova password tanto «di moda»: ;l;gmlxzssaw.
Tra parentesi: (non è un suggerimento ai hacker che già sanno fare bene il proprio lavoro, è invece un avvertimento a tutte le persone che amano scherzare con la sicurezza).