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La sicurezza del voto

È arrivato il momento di un’altra lettura relativamente attuale: un bel articolo sulla sicurezza del voto per corrispondenza negli USA.
Quel testo, probabilmente, potrebbe avere una certa importanza anche per alcune elezioni future.


Il paradosso elettorale

Cosa è comparso prima: l’uovo o la gallina?
Cosa si forma prima: l’opinione pubblica o il giudizio dei mass media importanti?
La reazione alle elezioni presidenziali statunitensi di quest’anno possono essere commentate anche con almeno una di queste due domande. Infatti, in questi giorni possiamo vedere che Donald Trump ha  rotto i coglioni  stufato talmente tanto alla gente in giro per il mondo che tutti si sono messi a festeggiare la vittoria di Joe Biden ancor prima che quest’ultimo venisse eletto.
Non voglio apparire uno che ci spera ancora: Trump mi è più antipatico di Biden. Però ricordo che dobbiamo essere onesti: prendere la maggioranza dei voti popolari tecnicamente non significa vincere le elezioni presidenziali americane. Non lo è neanche essere proclamato vincitore dai mass media. Nemmeno quando è stata teoricamente «raccolta» la maggioranza dei grandi elettori. Per esempio, perché i grandi elettori che votano per un candidato diverso da quello per il quale hanno ricevuto il mandato di votare (quindi i cosiddetti faithless electors) capitano a quasi tutte le elezioni. Solitamente questi «elettori infedeli» sono pochi e non influiscono quindi sul risultato finale, ma capitano.
Non so se e quanti faithless electors si manifesteranno questa volta. Ma se Donald Trump avesse raccolto la maggioranza dei voti popolari, proprio grazie a quei «infedeli» avremmo avuto l’occasione di vedere la sua reale popolarità all’interno del partito. Invece ora non saprei; bisogna osservare bene.

Comunque, per prendere meno voti di un candidato anziano (in tutti i sensi) e noioso che di fatto non ha condotto una campagna elettorale bisognava impegnarsi veramente tanto.


Lo show elettorale

Qualcuno non sa ancora che negli USA è iniziato il giorno ufficiale delle elezioni presidenziali? Chi non lo sa non usa l’internet, quindi andiamo avanti.
Qualcuno ritiene scontata – in base ai dati sulle probabilità pubblicati negli ultimi mesi – la vittoria di Joe «sleepy» Biden? Chi lo pensa, probabilmente non si ricorda che la volta scorsa la probabilità di vittoria di Hillary Clinton era attorno al 70%. Pure io ritenevo ovvia la sua vittoria, ma ora non voglio più ripetere l’errore ahahaha
Qualcuno ritiene che le elezioni di oggi siano solo un fatto interno americano? Farebbe bene a ricordarsi che gli USA sono – indipendentemente da quanto possa piacere questo fatto – la principale potenza mondiale (in tutti i sensi). Quindi conviene essere informati su quale dei due vecchietti (così diversi tra loro) avrà la carica presidenziale e il controllo del Congresso.
Qualcuno sente comunque la necessità di commentare queste elezioni prima della pubblicazione dei risultati definitivi? Io, a questo punto, dovrei ricordare che in alcuni Stati la pubblicazione dei risultati ufficiale avverrà non prima del 28 novembre. E, la cosa più importante, in ogni Stato il nome del vincitore potrebbe cambiare anche più volte nel corso dei prossimi giorni o settimane. Infatti, i cittadini statunitensi possono scegliere tra quattro modi di votare – anticipatamente, via posta, il giorno ufficiale delle elezioni e il cosiddetto voto preventivo (messo da parte e conteggiato solo se lo stesso cittadino non ha poi votato in alcun altro modo) – e in ciascun Stato c’è il proprio ordine per lo scrutinio dei diversi tipi di voto. A questo punto dobbiamo ricordare che gli elettori di Biden vengono ritenuti più portati al voto via posta, mentre quelli di Trump più portati al voto «in presenza» il 3 novembre. Di conseguenza, ognuno dei due schieramenti potrebbe avere una iniziale illusione di vincere largamente e poi vedere ridursi il vantaggio (o, addirittura, scoprire di avere perso).
Secondo me sarà interessantissimo osservare la reazione popolare a questa «altalena» dei voti conteggiati. Soprattutto se consideriamo che tale reazione sarà quasi sicuramente incoraggiata dai candidati principali. Anzi, uno dei due mi sembra molto più propenso a spacciare i risultati intermedi a lui favorevoli per quelli «reali ma rubati».
Saranno le elezioni molto interessanti. E i commercianti americani, logicamente, preferiscono osservarle dai loro negozi blindati per l’occasione.

Ah, per questa volta io non ho un candidato preferito.


Non era uno scherzo puro

Quindi il rapper Kanye West sta realmente tentando – anche se quasi in un totale ritardo – di candidarsi alle elezioni presidenziali statunitensi.
Non so se si tratti solo di una forma di auto-pubblicità o di un improvviso risveglio della passione per le problematiche sociali del Paese (in realtà una delle due opzioni mi sembra decisamente più probabile dell’altra). Ma anche le persone abituate a prendere sul serio ogni promessa o dichiarazione fatta da qualche parte del mondo non dovrebbero preoccuparsi.
Infatti, negli ultimi anni abbiamo visto vincere le varie elezioni politiche e amministrative da personaggi più assurdi. Allo stesso tempo, dobbiamo constatare che il mondo in generale e gli USA in particolare sono sopravvissuti a Donald Trump. Quindi sopravviveranno per forza anche ai vari Kanye West. Se la loro vittoria dovesse essere proprio inevitabile, vediamola come una leggera malattia: i postumi prima o poi si superano.


Make arena empty again

Più o meno tutti hanno letto o sentito del primo raduno elettorale di Trump nel dopo la quarantena. In seguito a uno scherzo organizzato su TikTok, centinaia di migliaia di teenager si sono registrati come ospiti all’evento senza però avere l’intenzione di andarci. L’incontro di Trump si è quindi svolto in una arena semivuota, mentre gli organizzatori si sono accorti del motivo di tale disguido solo post factum.
Tutta questa storia dovrebbe insegnare – se qualcuno non lo avesse ancora capito – che le nuove reali forze politiche del mondo contemporaneo non sono gli eventuali nuovi partiti, i leader ancora sconosciuti, gli elettori «indecisi» o, in generale, le persone che hanno il diritto di eleggere e/o essere eletti. Nel mondo contemporaneo molto spesso sono le persone che non hanno nemmeno l’idea esplicitamente formulata di volere occuparsi di politica. Nel mondo contemporaneo sono le persone che mentalmente si trovano già in una realtà nuova. In una realtà dove qualsiasi politico di stampo tradizionale può essere mandato affanculo declassato con un semplice click.
Chi saprà convivere fortunatamente con questa nuova realtà, diventerà un politico moderno di successo.
Dubito fortemente che lo possano fare le persone dell’età di Trump.

P.S.: la brutta notizia per gli aspiranti scienziati-politologi consiste nel fatto che sui vostri libri di testo queste cose non sono scritte. Spero, almeno, che non vi facciano ancora studiare sui libri scritti negli anni ’80 del XX secolo (a meno che non si tratti dei corsi di storia).


Lucky Sleepy

Succede ancora qualcosa di positivo in questo mondo. Oggi, per esempio, posso constatare ben due cose.
In primo luogo, capitano ancora delle notizie fuori da quell’argomento di cui ormai ci parlano anche i microonde.
In secondo luogo, capitano ancora delle notizie positive. Ieri, per esempio, abbiamo scoperto che «Crazy Bernie» Sanders ha rinunciato ai tentativi ulteriori di diventare un candidato ufficiale alla presidenza statunitense. Essendo fortemente allergico ai socialisti, sono infinitamente contento per questa sua scelta saggia (ehm, che strano conflitto interiore!). Sono contento pure per avere finalmente azzeccato una previsione. Allo stesso tempo, però, sono un po’ sorpreso.
Sono sorpreso perché tra i candidati democratici principali Sanders mi sembrava quello meno incapace di relazionarsi con l’internet. Mi aspettavo dunque che avrebbe tentato di sfruttare questa sua caratteristica per continuare la campagna elettorale nelle condizioni della quarantena e delle sue conseguenze sociali inevitabili.

«Sleepy Joe» Biden ha, apparentemente, un computer vecchio, una webcam da due dollari, una connessione a internet quasi «da modem» e una scarsa confidenza con l’internet (quindi anche peggio che con il pubblico vivo), ma tanta fortuna politica.
Che noia però.


Prevedibilità 2020

Avrete già sentito dei risultati del primo Super Tuesday:
– in 9 Stati ha vinto Sleepy Joe Biden,
– in 4 Stati ha vinto Crazy Bernie Sanders,
– in 1 Stato ha vinto Mini Mike Bloomberg.
Tale risultato, sintetizzando, mi sembra una triste continuazione dei dibattiti precedenti tra i candidati alla candidatura e mi fa ricordare la constatazione di un conoscente: «Non diventerai un politico perché rispondi sempre alle domande che ti fanno».
Michael Bloomberg è sempre apparso un candidato politicamente debole proprio perché non ha saputo correggere il difetto di cui sopra. E il risultato si è appena visto.
Ora possiamo pure scommettere dei soldi sul fatto che il candidato democratico alle elezioni presidenziali sarà Biden. Perché oltre a unirsi contro Donald Trump, i democratici dovranno unirsi – e lo stanno già facendo da giorni – pure contro il pericolo socialista rappresentato da Sanders (sostenuto da chi, non pagando le tasse, non comprende il costo globale dei benefici promessi).
Che noia però…