Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «vaccino»

Il vaccino sfortunato

Non tutti, per fortuna, hanno avuto il modo di accorgersene, ma le tristi avventure del vaccino di AstraZeneca continuano. Infatti, ieri è stato comunicato che a partire da giugno l’azienda russa R-Pharm produrrà, su licenza, il suddetto vaccino per il mercato estero. Per ora si sa solo che il vaccino si chiamerà «R-Covi», sicuramente verrà esportato negli Stati del Golfo Persico e verrà prodotto in alcune centinaia di migliaia di dosi al mese.
Tale notizia va letta nel contesto di una situazione stranissima del vaccino russo «Sputnik V»: in Russia non si è ancora riuscito ad avviare la sua produzione di massa nel senso vero e la qualità delle ultime partite prodotte sembra essere scesa rispetto alle prime (per non parlare dei grandi dubbi circa i test effettuati).
Sarà realmente curioso vedere se, nonostante le differenze nei nomi, si verificherà una «sincronizzazione» delle due reputazioni…


Google contro il Covid

Una delle scelte più strane in merito alla campagna vaccinale anti-Covid è quella recente della Google: l’azienda ha promesso, tra le altre cose, di vaccinare 250 mila persone nei Paesi con il reddito medio-basso. Anche se dovesse riuscire a vaccinare la suddetta quantità di persone in ogni Stato scelto, probabilmente non si tratta di numeri particolarmente rilevanti… Ma, comunque, è sempre meglio di niente, quindi complimenti a Google.
Ah, e poi la stessa azienda promette la pubblicità gratuita – per un valore massimo di 250 milioni di dollari – delle informazioni veritiere sui vaccini. Chi non vive negli Stati con il reddito medio-basso potrebbe provare a usufruire almeno di questa parte della spesa!


La moda del ritrovamento

La letteratura mondiale (ma pure il cinema) ci ha raccontato, nel corso dei secoli, tantissime storie più o meno interessanti sulla caccia a qualche tesoro. Si è sempre trattato delle storie particolarmente popolari tra le classi sociali (o nelle epoche) in qualche modo svantaggiate dal punto di vista economico.
Ora, nel pieno del XXI secolo che a molti sembra caratterizzato da grandi e veloci mutamenti – anche se io non conosco delle epoche storiche prive di cambiamenti – è mutato anche il concetto della caccia al tesoro. Ora va di moda il ritrovamento miracoloso.
Mi ricordo come, qualche anno fa, un simpatico (realmente simpatico) bibliotecario della Università Statale di Milano aveva cercato di vendere ad alcuni suoi colleghi dei profumi che un suo mitologico parente avrebbe trovato nella propria cantina in una quantità industriale. Il bibliotecario è sempre stato un tipo fantasioso e azzardato, quindi non escludo che sia riuscito a vendere almeno una parte della partita di merce affidatagli…
Mi ricordo altrettanto bene un libro russo di sociologia politica-economica che raccontava, in qualità di uno dei numerosi esempi, una curiosissima missione compiuta alla fine degli anni ’80 dalla direzione di una fabbrica sovietica di pneumatici. Attraverso uno schema complesso di favori e scambi materiali non indirizzati al profitto (una forma di collaborazione prevista dalla legislazione sovietica di allora), la direzione era riuscita a costruire un palazzo residenziale per alcuni propri dipendenti. Trattandosi però di un edificio non destinato ai fini produttivi, era sorta una certa difficoltà nel legalizzarlo. Ma per fortuna a uno degli impiegati amministrativi era venuta una idea geniale: il palazzo era stato «scoperto nel corso della inventariazione dei beni materiali della azienda».
Ed ecco che, finalmente, la mia collezione dei ritrovamenti miracolosi si arricchisce con una storia recentissima, quasi odierna. In uno stabilimento di Anagni (provincia di Frosinone) sono state trovate 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca. Non sappiamo (e forse non sapremo con precisione in futuro) a chi erano realmente destinate queste dosi, sufficienti per vaccinare quasi un quarto della popolazione italiana. Speriamo che ne venga fatto un buon uso. E nel frattempo riconosciamo pure che in un mondo sempre più controllato, il ritrovamento casuale diventa quasi l’unico modo di vivere sani e felici.
Detto ciò, cedo alla moda del ritrovamento e vi lascio: mi è venuta la voglia di controllare il contenuto del mio frigorifero.


La vaccinazione misteriosa di Putin

Ieri pomeriggio Vladimir Putin si sarebbe finalmente vaccinato contro il Covid…
«Si sarebbe» perché, stranamente, non lo ha fatto pubblicamente: ha semplicemente affidato la comunicazione del fatto avvenuto al proprio portavoce. A questo punto non possiamo non constatare come sia in realtà scarsa la capacità di Putin di promuovere i propri interessi sul campo della opinione pubblica.
Avrebbe potuto provare a mostrare alla Russia e al mondo la «superiorità» qualitativa (e non solo quella cronologica) del vaccino russo assumendolo già mesi fa.
Avrebbe potuto provare a confermare la propria attenzione per la salute e una buona forma fisica (il messaggio del tipo «tanto non mi ammalo mai solo perché sono un figo» è palesemente stupido).
Avrebbe potuto provare a apparire in televisione con l’ennesima dimostrazione del fatto che sta controllando pienamente la situazione nel Paese.
Avrebbe potuto provare a fare tutte le cose elencate e tante altre ancora senza raccontare quale sostanza sia realmente contenuta nella siringa adoperata per l’intervento (l’acqua, il vaccino della Pfizer, la vodka, qualche sostanza dopante etc). Nella vita reale, però, non ha nemmeno fatto sapere con cosa si sarebbe vaccinato.
E allora a cosa sarà servita quella comunicazione vocale incompleta? Molto probabilmente è servita solo per risolvere dei piccoli, minuscoli, problemi interni. Per esempio, nelle ultime settimane diversi noti oppositori russi sono stati costretti agli arresti (veri o domiciliari) perché nel corso delle loro manifestazioni pubbliche non avrebbero rispettato le limitazioni imposte in seguito alla situazione epidemiologica. Da giugno in Russia quelle limitazioni riguardano, in sostanza, principalmente la capienza massima di alcuni luoghi pubblici chiusi (come, per esempio, i cinema, teatri, luoghi di ristoro, stadi etc), ma non importa: gli oppositori vengono arrestati e processati, mentre Putin e suoi sostenitori appaiono dove e in quanti vogliono. Tale disparità non passa naturalmente inosservata, quindi qualcuno che ha sentito parlare dei futuri passaporti vaccinali europei ha deciso di procurarsi la possibilità di dire: «io mi sono vaccinato, quindi vado dove voglio».
Non sostengo che sia questa la reale spiegazione dei fatti, ma per ora è l’unica che ho formulato.
Ora sapete come vanno sprecate le occasioni di farsi una pubblicità positiva a livello mondiale.


L’importanza di comunicare bene

Quando Thierry Breton, il Commissario europeo per il mercato interno e i servizi, afferma che l’UE non avrebbe bisogno del vaccino russo «Sputnik V», dobbiamo ricordare una cosa fondamentale. Non è stata rifiutata l’importazione di un farmaco (a quanto pare, di qualità accettabile, e comunque importante per la salute pubblica). È stata invece sottolineata l’opportunità di destinare le risorse produttive ai vaccini di qualità più certa e, a volte, meno costosi.
Lo «Sputnik», infatti, è caratterizzato da un problema che in un certo senso rende inutile la discussione su tutti gli altri suoi aspetti: la Russia non ha mai avuto i mezzi per una sua produzione in serie. Di conseguenza, cerca di vendere in giro per il mondo la tecnologia, ma non il prodotto finale.
Quindi, niente «panico»: chi vuole allarmarsi, si allarme per lo stato della produzione in generale.


Alla ricerca delle radici

Prima di tutto, vi racconto due storie brevi.
La prima:

Un docente universitario: «Studente XYZ, perché non mi ha ancora inviato la sua presentazione per l’esame?»
Lo studente XYZ: «Si è roto il mio computer, non ho fatto in tempo a…».
(tratto da numerose storie quotidiane)

La seconda (immaginiamo pure che sia successa qualche anno dopo la prima):

Un cittadino qualsiasi: «Premier XYZ, perché la vaccinazione di massa non sta iniziando da due mesi?»
Il premier XYZ: «Si è rotto il vaccino…».
(nella vita reale questo dialogo non ha fatto in tempo a capitare, ma la scusa riportata è «veritiera» quanto quella precedente)

Cosa possiamo imparare da (o ricordare grazie a) queste due storie? Possiamo imparare che sono la vita e la preziosissima esperienza sul campo a portarci la capacità di anticipare molte domande scomode. Ma, purtroppo, dobbiamo anche ricordare che di solito già in partenza è evidente l’incapacità innata di molte persone a prevedere le domande scomode seguenti: quelle provocate dalle risposte anticipate sbagliate.
A tutti coloro che vogliono fare (o farsi) delle domande giuste, interpretare le risposte altrui o prendere delle decisioni in basse alle osservazioni di varia provenienza, io ricorderei uno dei principi basilari di logica.
«Dopo» non significa «in conseguenza a».
Tizio si è rotto un braccio dopo avere mangiato un gelato? La vendita dei gelati («pericolosi per le ossa») non va sospesa.
Caio ha preso il raffreddore dopo avere letto un romanzo di Kurt Vonnegut? La vendita dei libri («pericolosi per le vie respiratorie») non va sospesa.
Sempronio si è accorto di avere cinque capelli bianchi in più dopo avere passato dieci minuti su facebook? Di questi tempi in molti potrebbero ragionevolmente dubitare, ma non è un motivo per sospendere facebook.
Il fatto è che in un arco temporale mai visto prima sono stati creati più vaccini nuovi (ora non mi rimetto a parlare delle tradizionali procedure lunghe). La loro somministrazione nella maggioranza degli Stati lascia desiderare, ma si tratta comunque di numeri assoluti molto alti. Da punto di vista statistico, il numero delle morti avvenute dopo la vaccinazione (nessuno è in grado di sostenere che si tratti di una conseguenza) dovrebbe essere invisibile anche a una persona dotata di un microscopio elettronico. E così torniamo alla storia numero due…


Liberare qualcuno

Pare che i capi di Stato e di Governo europei si sono già messi d’accordo (con una velocità che mancava da decenni, ahahaha) sulla opportunità di accogliere la proposta greca: introdurre prima dell’estate il «passaporto vaccinale» digitale che permetta agli europei vaccinati contro il Covid-19 di circolare liberamente in UE.
In merito a questa notizia positiva, posso fare due osservazioni.
Prima di tutto, sono contento che ci siano arrivati a concordare uno strumento digitale, quindi più difficilmente falsificabile.
In secondo luogo, spero che ora qualcuno vada oltre il piccolo traguardo già raggiunto e proponga di concedere dei permessi almeno temporanei alle persone con gli anticorpi. Allargare l’insieme delle persone (o, se preferite, lavoratori e consumatori) liberi sarebbe una cosa giusta e conveniente.


Pare una iniziativa logica

Bene, il Governo greco propone ancora una volta all’UE di valutare l’opportunità di introdurre il «passaporto vaccinale». L’obiettivo sarebbe quello di consentire alle persone già vaccinate contro il Covid-19 di viaggiare in tutta Europa, salvando dunque almeno la stagione turistica estiva del 2021.
Allo stesso tempo, mi è capitato di leggere diverse osservazioni sulla presunta discriminazione delle persone non vaccinate che deriverebbe dalla introduzione di un «passaporto» del genere.
A questo punto va constatato che i critici della proposta greca si sono svegliati un po’ tardi: più o meno tutte le limitazioni agli spostamenti locali, nazionali e internazionali introdotti in giro per il mondo (dunque anche nell’UE) hanno in realtà poco di legale. Di conseguenza, è abbastanza facile ipotizzare una sensibile quantità di cause giudiziarie contro i vari governi in un futuro neanche tanto lontano, quando i mesi (o gli anni) della pandemia passata verranno analizzati dagli umani in un modo più razionale che emotivo. L’introduzione di una misura giuridicamente discutibile in più non cambierebbe orami la situazione generale in un modo radicale.
Al giorno d’oggi, però, il «passaporto vaccinale» svolgerebbe almeno due funzioni importantissime. In primo luogo, permetterebbe di evitare il secondo anno economicamente catastrofico di fila. Certo, viste le dinamiche della vaccinazione, non si tratta di tornare ai livelli turistici del 2019, ma nemmeno riempire le zone di vacanza con le sole persone che accettano il rischio (e ribadisco che le persone adulte devono avere la possibilità di rischiare come pare a loro).
In secondo luogo, il «passaporto vaccinale» costituirebbe una arma potentissima contro i militanti dell’antivaccinismo (che stranamente esistono ancora su questo pianeta): si saranno stancati pure loro di essere prigionieri della loro città, Regione o Stato.
E quindi spero che facciano questo «passaporto vaccinale»: ci servirà tanto anche a livello nazionale, nella vita quotidiana.


Le notizie sul vaccino

Per fortuna a volte arrivare anche delle notizie tendenzialmente positive legate alla Russia. Così, per esempio, il martedì 2 febbraio gli sviluppatori del vaccino russo contro il Covid-19 hanno finalmente pubblicato i risultati della terza fase della sperimentazione. La pubblicazione merita di essere presa in considerazione almeno perché è avvenuta su «The Lancet», la rivista medica più autorevole del mondo.
Studiando i dettagli della sperimentazione del Sputnik V, possiamo trovare alcune importanti risposte ai vecchi dubbi, ma anche constatare di non avere ancora tutte le informazioni.
In sintesi, le informazioni rassicuranti pubblicate nel suddetto articolo sono le seguenti. La terza fase della sperimentazione è stata eseguita su venti mila persone. L’efficacia del vaccino dimostrata è del 91,6%, quindi è di un livello simile a quello dei vaccini di Pfizer (92–95%) e Moderna (94%). I casi di ricovero in ospedale dei volontari partecipanti alla sperimentazione erano rari: in particolare, si tratta del 0,4% delle persone che hanno ricevuto il placebo e del 0,2% delle persone che hanno ricevuto il vaccino testato. Non ci sono dei motivi per sostenere che il ricovero sia in qualche modo legato alla sostanza somministrata. Quattro partecipanti ai test sono deceduti, ma si riesce a legare la loro morte alla sperimentazione in corso.
Il campo delle informazioni mancanti sullo Sputnik V in parte coincide con quello riguarda anche gli altri vaccini già in fase di somministrazione: per esempio, non si quanto possa durare la difesa dal coronavirus. Inoltre, si sospetta che un vaccino basato sui vettori adenovirali (come lo Sputnk V, appunto) non possano essere somministrati più volte (almeno in un periodo medio-breve) per uno specifico comportamento del sistema immunitario. Non si sa, poi, quanto lo Sputnik V sia efficace contro la malattia «asintomatica» (saperlo è importante per capire se questo vaccino si limita a ridurre la quantità di malati gravi oppure è anche in grado di rallentare la pandemia). Allo stesso modo, non si conosce l’efficacia dello Sputnik V contro le diverse varianti del Covid. Infine, è da ricordare che i test sono stati eseguiti solo in Russia, quindi su un insieme di persone meno rappresentativo di quanto avrebbe potuto essere.
In ogni caso, se anche le sole informazioni forniteci dovessero essere vere, dovremmo essere più ottimisti che pessimisti. È sempre positivo avere una versione del vaccino in più che è capaci almeno di evitare la malattia grave. E, in ogni caso, i rischi legati alla malattia sono molto più gravi di quelli legati alla vaccinazione.
La cosa che non mi piace è la già evidente incapacità di produrre le quantità sufficientemente grandi dello Sputnik V. Rispetto ad esso, infatti, i vaccini americani ed europei vengono prodotti «con la velocità della luce».


Come procede la vaccinazione

Tutti (o quasi) pubblicano i dati relativi alla proliferazione del Covid-19 nel mondo e in pochi (relativamente) pubblicano quelli relativi alla vaccinazione contro lo stesso Covid-19. Ma non è giusto!
Pe esempio, non è giusto perché dobbiamo sapere quanto si impegnano gli Stati dopo averci imposto dei sacrifici e averci chiesto di essere responsabili. E poi dobbiamo avere uno strumento per confrontare le nostre speranze con la realtà.
Insomma, oggi vi suggerisco uno dei tanti siti sui quali è possibile visualizzare i dati riguardanti la vaccinazione nel mondo: ourworldindata.org/covid-vaccinations
Il suddetto sito ha diversi grafici facili da consultare.

Oltre alla semplice consultazione dei dati, possiamo anche osservare in quali Stati (beh, uno in particolare) la statistica è talmente strana da sembrare manipolata. Purtroppo, è uno Stato che ha una certa responsabilità…
P.S.: le persone interessate alla sola situazione italiana possono consultare i siti ministeriali italiani (si trovano facilmente). Io, intanto, mi rivolgo alle persone interessate alla soluzione globale di un problema globale.