Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «vw»

Il risolutore dei problemi

In autunno del 1933 nell’albergo berlinese Kaiserhof si incontrarono Adolf Hitler, Jacob Werlin e Ferdinand Porsche. Il primo dei tre diede un ordine preciso: creare una automobile nuova, affidabile e a basso costo per il popolo tedesco. L’automobile dovette essere prodotta da una fabbrica anche essa nuova. Quindi Hitler formulò i principi-base dell’idea, mentre Werlin (il rappresentante della Daimler-Benz) propose la candidatura dell’ingegnere-costruttore: Porsche.
Così nacque l’auto (wagen) popolare (volks). La fabbrica nuova dovette ancora essere costruita, ma, nel frattempo, sotto la guida di Porsche furono prodotti alcuni progetti tecnici e gli esemplari sperimentali. Il progetto sperimentale più fortunato nel secondo dopoguerra è diventato famoso con il nome di Volkswagen Käfer:

Ma non mancarono i problemi. Per esempio: cercando di risparmiare tempo e soldi, Ferdinand Porsche «si ispirò» all’auto ceca Tatra 97 (prodotta a partire dal 1936):

La Tatra fece una causa per i diritti intellettuali violati a Porsche, il quale, dopo un po’, giunse anche all’idea di dover pagare per avere utilizzato l’idea del design. Ma Hitler, a sua volta, disse a Porsche di non preoccuparsi: «Risolvo io il problema».
Il problema è stato risolto in primavera del 1939, quando l’esercito tedesco ha convinto i dirigenti della Tatra a cessare la produzione del modello 97 e a non insistere con la causa legale.
Quindi quella causa della Tatra è stata ripresa solo nel secondo dopoguerra e conclusa nel 1967 con il pagamento al produttore ceco di tre milioni di marchi.
Quindi il modo indicato di risolvere i conteziosi andrebbe un po’ perfezionato…


Un evento epocale

Non so se tutti se ne sono accorti, ma ieri è avvenuto un fatto epocale nell’automobilismo: è stato prodotto l’ultimo esemplare della Volkswagen [new] Beetle. La parola ultimo significa che non ce ne saranno più.

Naturalmente, non avrebbe molto senso riportare qui un semplice fatto di cronaca industriale, seppure sia di una grande importanza storica. Scrivo il presente post per sottolineare che pure in un ambito di valore intellettuale irrisorio come il marketing si possono fare o delle scelte di stupidità immaginabile, o quelle uniche possibili. Alla prima categoria delle scelte appartiene, per esempio, quella di un noto produttore automobilistico europeo che nel 2003 assegnò il nome di un amatissimo modello storico a una vettura che sa di nulla (tuttora in produzione). Si trattò di un tentativo estremo di accontentare in qualche modo il pubblico rammaricato per la cessione di produzione del modello vecchio. La storia successiva di quel produttore – ma non solo essa – insegna che farsi guidare dal pubblico invece di guidarlo è una strategia da perdenti.
Quindi spero che la Volkswagen faccia l’unica scelta saggia possibile: lasciare il «Maggiolino» nei ricordi positivi di chi ama le automobili belle.
Io, intanto, inserisco la prima generazione del Beetle nella mia lista personale delle auto candidate alla modernizzazione personalizzata. Ma troverà la dura concorrenza delle
– Cadillac Coupe de Ville (la versione del 1974),
– BMW E30 (la versione a due porte degli anni 1982–1994),
– Mercedes-Benz W116 (degli anni 1972–1980),
– Alfa Romeo Spider Duetto (la seconda serie degli anni 1969–1982),
– Jaguar XJ-S (XJS) (degli anni 1975–1996)
o, infine,
– Volvo P1800.
Sì, come potete vedere, ho i gusti automobilistici strani. Ma almeno vi ho avvisati, quindi vedendo, tra qualche anno, una di quelle auto sarete autorizzati a controllare se dentro ci sono io.


La super retro

La Volkswagen ha spaventato un bel po’ di gente in giro, ma realizzato una super pubblicità: