Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «WWII»

La breve storia della parata

Oggi, il 9 maggio 2020, sulla Piazza Rossa non ci sarà la tradizionale – e largamente nota per la sua portata quantitativa – parata militare dedicata alla vittoria nella Seconda guerra mondiale. Non ripeto il racconto sul perché della data: volendo lo potete rileggere in qualsiasi momento. Io, invece, oggi mi concentro sul fenomeno della parata.
La prima parata militare dedicata alla vittoria sulla Germania nazista si svolse sulla Piazza Rossa nel 1945, ma il 24 giugno quando a Mosca arrivarono alcuni ufficiali sovietici per la partecipazione e alcune bandiere naziste da buttare simbolicamente sotto le mura del Cremlino.

Dopo quella occasione, per vent’anni non c’era stata alcuna parata per il Giorno della Vittoria. Iosif Stalin prima e Nikita Chruščëv dopo si ricordavano troppo bene di quanto era costata la vittoria del 1945 e di quanto era stata miracolosa la loro permanenza al potere dopo il ritorno delle truppe sovietiche dal fronte. In particolare, Stalin temeva – non senza ragione – che i militari, organizzati e ormai ben allenati, appena tornati dall’Europa libera potessero decidere far crollare anche il regime casalingo. Per la fortuna di Stalin non era successo, ma la gente comune aveva comunque i ricordi freschi di tutti i disastri della guerra, compresi quelli verificatisi per merito dello Stato proprio. Continuare la lettura di questo post »


Un’altra festa alternativa

Tre anni fa mi era già capitato di spiegare perché in Russia la vittoria nella Seconda guerra mondiale si festeggia con un giorno di ritardo rispetto alla maggioranza dei Paesi occidentali. Ora, a causa di una recente decisione della Duma, dovrei fare una spiegazione analoga per un’altra data storica.
Due giorni fa, infatti, è stata approvata in via definitiva la modifica alla legge sulle celebrazioni delle festività militari. Tale modifica è consistita nel spostare la festa della fine della seconda guerra mondiale dal 2 al 3 settembre.
Come sicuramente sapete, la data della fine è ben diversa dalla data della vittoria. Solo il 2 settembre 1945, infatti, fu firmata la resa del Giappone, l’ultimo alleato della Germania di Hitler. Quindi con la suddetta modifica alla legge russa si intende, ufficialmente, di festeggiare il passaggio dalla guerra alla pace e non più la fine del periodo bellico.
Nel frattempo, in diversi Stati del mondo si usa ricordare, oltre alla data della vittoria (l’8 maggio), anche la data della fine della Seconda guerra mondiale. Così, nel Regno Unito e nelle sue ex colonie viene preferita la data del 15 agosto (la data del discorso dell’imperatore Hirohito alla nazione). Negli Usa si preferisce il 2 settembre, ma al giorno d’oggi è una festa ufficiale solo nello Stato di Rhode Island (perché è lo Stato con più militari caduti nella guerra con il Giappone). Solo in Cina la fine della guerra si festeggia il 3 settembre (perché il giorno seguente alla resa del Giappone era iniziato il periodo dei festeggiamenti per la sconfitta ufficiale dell’occupante).
Nell’URSS, per un motivo oggi poco chiaro, i festeggiamenti della fine della guerra furono fissati – con un decreto del 2 settembre 1945 – per il 3 settembre, ma tale data rimase festiva per soli due anni. L’unico ricordo materiale di quella decisione è la medaglia «Per la vittoria sul Giappone», sul retro della quale è riportata la data 3 settembre 1945.

Dopo i tentativi del 1998, 2000 e 2001, quella data è stata «finalmente» rispolverata in modo ufficiale…
La decisione della Duma del 14 aprile – oltre a essere presa in un momento storico che dovrebbe essere caratterizzato dall’impegno in altri ambiti – crea più domande e incertezze che risposte sulla storia. Per esempio: perché riscrivere la storia? (in modo infondato, direi) Perché occuparsi degli eventi così obsoleti? Perché cercare di essere per forza diversi dal mondo occidentale anche nelle questioni così piccole? Boh…


In disegni popolari

Ho trovato una mappa interessante dei tempi della Seconda guerra mondiale.
Per spiegare in una maniera efficace agli americani la portata della invasione tedesca dell’URSS, sono state sovrapposte dell’URSS e degli USA. La macchia marrone è il territorio occupato dai tedeschi.
Continuare la lettura di questo post »


Il patto tra i diavoli

80 anni fa, il 23 agosto 1939, fu firmato il tristemente noto patto Molotov – Ribbentrop, quello sulla non-aggressione reciproca e la spartizione delle zone di influenza. Infatti, non tutti se ne rendono conto, ma di fatto l’URSS iniziò la Seconda guerra mondiale dalla parte del Terzo Reich. È difficile paragonare tra loro i due capi dei due ministri degli Esteri, ma entrambi – i capi – crearono parecchi problemi alla popolazione di questo pianeta. Quindi per il 23 agosto è stata fissata, dal Parlamento europeo, la Giornata delle vittime dello stalinismo e del nazismo.
Il paradosso triste consiste nel fatto che tale Giornata (e nessuna sua analogia) è mai stata istituita in Russia. Eppure la Russia – come una buona parte dell’ex URSS, parzialmente entrata nell’UE) subì delle enormi perdite umane sia per la colpa dello stalinismo che del nazismo.
Quando morirà, quella Giornata secondo me si farà. Almeno, lo spero.


La spartizione

Il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato per la prima volta i fogli scannerizzati dell’originale sovietico del patto Molotov–Ribbentrop (ufficialmente si chiama il Trattato di non aggressione fra il Reich e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) del 23 agosto 1939 e del protocollo segreto aggiuntivo.
Prima agli storici erano accessibili solamente le fotocopie degli originali della delegazione tedesca.
Si tratta di sei documenti in due lingue – il russo e il tedesco – che meritano di essere pubblicati anche in questa sede (per essere, d’ora in poi, più accessibili a tutti). Continuare la lettura di questo post »


La data della Vittoria

Una persona attenta (o, se preferite, pignola) potrebbe chiedersi sul perché in Russia e quasi tutta l’ex URSS la vittoria nella Seconda guerra mondiale si festeggi il 9 maggio invece che l’8 (come si usa in Europa). Penso che oggi sia il giorno giusto per spiegare questo fenomeno.

Andiamo in ordine cronologico. Il 7 maggio 1945 nella città francese Reims fu firmato l’atto di capitolazione delle forze armate tedesche.

Dall’atto furono previsti la cessazione dei combattimenti, la resa di tutti i militari tedeschi e il passaggio agli Alleati della coalizione vincente di tutti gli armamenti del Wehrmacht. Per la Germania firmò il colonnello-generale Alfred Jodl, mentre per gli alleati il generale statunitense Walter Bedell Smith e il maggior-generale sovietico Ivan Susloparov.

L’entrata in vigore dell’ordine di resa per le forze armate tedesche fu prevista per le ore 23:01 CET dell’8 maggio 1945. Subito dopo la firma della resa Henry Truman e Winston Churchill comunicarono ai propri concittadini la notizia ufficiale della fine della guerra. Ecco la reazione dei newyorkesi:

Iosif Stalin, però, si rifiutò di riconoscere la resa firmata a Reims e pretese che tutta la cerimonia venisse rifatta sul territorio tedesco occupato dalle forze dell’URSS. Inoltre, chiese l’annullamento dell’atto di resa appena firmato a Reims. La seconda richiesta fu fermamente declinata da Truman e Churchill perché le popolazioni dei loro Stati non avrebbero compreso il senso di tale sottile gioco politico. Avere due atti di resa è comunque meglio che averne uno. Quindi il testo di Reims con alcune modifiche apportate dalla parte sovietica fu firmato l’8 maggio a Karlshost (Berlino). Firmarono i generali Keitel e Stumpff e l’ammiraglio Friedeburg per la Germania, il maresciallo Arthur Tedder per gli Alleati occidentali e il maresciallo Zukov per l’URSS.

La data e l’ora della resa già stabiliti a Reims non furono modificate, quindi gli Alleati occidentali da sempre festeggiano la Vittoria l’8 maggio. Negli Stati del Commonwealth i festeggiamenti partirono già il 7 maggio 1945 dopo la diffusione delle prime notizie sulla firma di Jodl.

In URSS il primo comunicato ufficiale sulla resa firmata dalla Germania fu diffuso alle ore 02:10 del 9 maggio 1945. Di conseguenza, proprio il 9 maggio fu proclamato in URSS la Giornata della Vittoria. Dal 1947 al 1964 è stato un giorno lavorativo.


Lego per gli adulti

Non ho mai avuto, nel corso degli studi, dei problemi con la storia, ma penso che le persone meno fortunate di me l’avrebbero trovata una materia non tanto noiosa se comprendesse dei dettagli come quello che sto per raccontarvi. Io l’ho appena scoperto.

Durante la Seconda guerra mondiale il famoso fuoristrada Willys veniva prodotto da due fabbriche: Willys Overland Motors e Ford (quest’ultima chiamò il modello Ford GPW).

All’esercito statunitense le vetture venivano inviate smontate e imballate in grosse scatole di legno. In ogni scatola ci stavano i pezzi di una macchina.

Per l’assemblaggio delle macchine sul campo esistevano delle squadre speciali di meccanici. Le squadre migliori riuscivano ad assemblare un Willys in 3 minuti.

Per i dettagli si veda l’articolo «Jeeps in Crates» della rivista «Army Motors» (PDF, 13 MB).

P.S.: non ho ancora capito se è possibile comprarne «una confezione».


71 anni della Vittoria

Oggi in Russia (e in tante altre ex Repubbliche dell’URSS) si festeggia la Giornata della Vittoria. Sapevo di doverne dedicare un post. E per quest’anno ho pensato di fare una cosa meno formale del solito. Sicuramente avrò tante altre occasioni per scrivere qualcosa storicamente rilevante sui fatti della Seconda guerra mondiale.

Ad Aleksander Suvorov, uno dei più grandi condottieri della storia russa, viene attribuita la frase «una guerra non è finita finché non sepolto l’ultimo soldato». Io sono nato 38 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ma per me non finita finché non trovo un suo eroe. La descrizione di questa mia missione è alla fine del post, mentre prima vorrei presentarvi due persone.

Non si tratta di un testo sulla storia della guerra in senso tradizionale, quindi chi ha paura di deludersi può anche saltarlo.
Continuare la lettura di questo post »


Cikatilo e la Vittoria

In aprile il Ministero della cultura russo aveva revocato la licenza per la proiezione pubblica del film «Il bambino numero 44» («Child 44» in inglese) perché essa «non è ammissibile all’indomani dei festeggiamenti del 70esimo anniversario della Vittoria».

Non è chiaro come possa centrare un film su Andrej Cikatilo ambientato nel 1952 con l’anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Gli americani, seguendo la stessa pseudo-logica, avrebbero dovuto vietare la proiezione/trasmissione de «Il silenzio degli innocenti» all’indomani del giorno dell’Indipendenza.

Ma qualcuno di voi ha già visto «Il bambino numero 44»? Merita di essere visto?


70 anni di Vittoria

Del Gorno della Vittoria russo (9 maggio) a me fa schifo la festa di Stato e piace tantissimo quella umana. Sì, negli ultimi 15 – 20 anni lo Stato ha tentato di rubarcela per farla diventare una ufficiosa festa militarista, una festa dell’aggressore che combatte contro tutto il mondo in tutti i modi possibili. Mentre per noi umani è tutt’ora un giorno per ricordare una delle più grandi tragedie nella storia mondiale, russa e quella di ogni famiglia con la quale siamo in parentela o in amicizia. Perché quella guerra, in qualche modo, aveva toccato tutti. Ne approfittiamo per chiamare una volta in più i pochissimi veterani rimasti ancora in vita e per ricordare quelli che non sono più tra noi.

Per le persone comuni è sempre stata una festa incentrata non sulla presunta superiorità dello Stato sovietico/russo o sull’altrettanto presunto eroismo dei militari, ma su uno dei peggiori episodi della vita personale. Le persone si sono sempre incontrate con i parenti e amici per condividere i ricordi personali su quella guerra e per vedere cosa si è riusciti a fare negli anni che ne sono seguiti.

Oggi è domenica, il giorno dei video sul mio blog. Ho quindi deciso di mettere il video dei tradizionali fuochi d’artificio della sera del 9 maggio: sono sempre essi a rappresentare la fine della giornata di festa passata tra parenti e amici. Comunque sia il tempo, si va sempre fuori a vederli dal vivo.