Cosa vi ho nascosto:

Asola, 30 luglio 2016

Il mio modo di viaggiare si distingue da quello della maggioranza di altre persone per una serie di principi. Per esempio, non mi informo in anticipo sulle località che vado a visitare per la prima volta. Perché? Perché dopo essermi informato sarei portato ad andare alla ricerca della conferma «fisica» delle informazioni raccolte. Di conseguenza, avrei fatto molte meno scoperte personali, quelle delle quali gli altri non hanno ritenuto necessario scrivere. Quando, poi, ci torno per la seconda volta – chiedo alle persone esperte di consigliarmi delle cose interessanti da vedere.
Il metodo funziona bene ma a volte, per fortuna raramente, capitano delle eccezioni. Per esempio, mi chiedo ancora quale forza della natura mi avesse spinto ad andare a esplorare Asola (in provincia di Mantova).
La cattedrale di Asola è interessante fuori, mentre all’interno fa l’impressione di una opera incompiuta. All’inizio avevo addirittura pensato che la causa fosse un bombardamento della seconda guerra mondiale; in realtà ci avevano pensato i francesi a rovinare gli affreschi nel XIX secolo.

Ho visto un paio di altre chiese apparentemente interessanti, ma le loro porte erano chiuse, e quindi niente…

La maggioranza degli edifici civili più belli/interessanti, invece, è nascosta negli angoli più improbabili della città.

Gli esemplari belli esposti al pubblico sono pochi.

Ma la maggior parte del tempo di un turista è dedicata alla ricerca di posti segreti.

A volte si ha la sensazione di avere trovato qualcosa di antico, ma in quantità farmaceutiche.

È logico supporre che la concentrazione delle bellezze architettoniche si trovi in pieno centro. La piazza centrale di Asola, infatti, fa una buona impressione. Dalla quantità di porticati sembra una filiale di Bologna.

Sotto ogni arco è posizionato un paletto anti-auto. Sulla metà dei paletti è appeso un cartello che vieta l’ingresso delle biciclette. Cosa fanno gli abitanti che vogliono portare il proprio mezzo a mano in casa?

Ma l’elemento più bello della piazza centrale (sulla quale si affaccia anche la cattedrale di cui sopra) è la fontana del XVI secolo raffigurante Ercole che schiaccia Idra.

Evidentemente, però, gli abitanti locali sono molto più interessati alle opere più moderne. Tanto interessati che tutti i ristoratori della piazza sono costretti a legare le proprie sedie con le catene.

Gli spazi cittadini dedicati al verde pubblico sono pochi e piccoli ma ben curati. Solo lì si trovano delle panchine.

Mentre sotto un arco del centro si trova un cartello con il toponimo realizzato con una tecnica inspiegabilmente quasi inesistente nelle città europee.

La vita culturale di Asola che ho avuto modo di scoprire non è molto varia ma interessante. Ecco, per esempio, un museo della vita quotidiana degli anni ’90 e ’00. Portateci i vostri figli, nipoti, fratelli minori e gli studenti per far vedere a loro come fu angosciante e spesso dura la vostra vita prima dell’avvento dell’internet veloce.

Non so se i giovani di oggi guardino ancora la televisione. Io che faccio fatica a comprendere la sua utilità nel 2016, non capisco nemmeno la necessità di avere una parabola di tali dimensioni (a meno che non si tratti di una emittente televisiva abusiva).

Per quanto riguarda la spazzatura fisica e non visiva, posso dire che i cestini di Asola sono interessanti ma non bellissimi.

Credetemi, pubblicare le foto dei cestini è molto meglio e utile che pubblicare le foto dei gatti: sono infatti i cestini a rendere migliore la nostra vita quotidiana. Nelle foto dei gatti, invece, è contenuto tanto trash… Troppo trash…

Le insegne in neon oggi sono una grande rarità e questo mi rattrista molto perché sono belle (soprattutto di notte).

Non mi fiderei però di una pescheria che si trova a pochi metri da un fiume giallo/marrone.

Ma a poche centinaia di metri dal centro di Asola un turista ha già la sensazione di essere in campagna, quindi in una zona ricca di prodotti naturali di qualità.

Vabbè, prendiamo la strada verso la stazione: è arrivata l’ora di partire verso le mete più interessanti.

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