Cosa vi ho nascosto:

Canzo, 1 giugno 2020

Dopo quasi due mesi di lockdown dovuto alla pandemia del Covid-19, il ritorno nel mio amatissimo ufficio di via Conservatorio 7 era stato per me una emozione fortissima. Quel ritorno era avvenuto l’11 maggio. Tre settimane più tardi, l’1 giugno, avevo provato un’altra bellissima emozione: avevo fatto il primo viaggio turistico del post-quarantena.
Nella scelta della prima destinazione avevo cercato di perseguire due obiettivi fondamentali: trovare un luogo relativamente poco affollato e riuscire a camminare tanto respirando liberamente senza la scomodissima mascherina. Di conseguenza, la scelta di una località montana era praticamente scontata. Alla fine, avevo optato verso Canzo: un piccolo comune in provincia di Como dal quale partono alcuni sentieri turistici delle Prealpi di difficoltà non estrema.
Prima di intraprendere la camminata in mezzo alla natura, non potevo non dedicare una debita attenzione allo studio del centro abitato. Il paese è piccolo e per nulla affollato: quasi tutti i turisti – non so quanto siano numerosi negli anni normali – si dirigono subito verso i sentieri montani. Non sono sicuro che facciano bene perché nel paese sono presenti diversi esempi belli e curiosi della architettura tipica della zona.

Il grado di conservazione degli edifici storici è abbastanza vario, ma mai disastroso. Presi insieme o singolarmente, fanno sempre una bella impressione.

Ho contato ben tre chiese sul territorio comunale, ma solo quella più grande era accessibile per le visite. Dentro è moderatamente bella, fuori fa una impressione migliore.

La maggioranza delle vie è molto curata e fa sentire il visitatore in una località di villeggiatura estiva.

Purtroppo, la cura per l’impressione generale non è sempre accompagnata dalla cura per i dettagli. Così, per esempio, sui palazzi d’epoca ristrutturati e mantenuti bene si possono osservare delle vistose aggiunte esageratamente moderne. Nel caso concreto direi che la protezione dalla luce solare serve, ma può essere stilizzata un po’ meglio.

Per fortuna, però, i dettagli di alta qualità prevalgono numericamente.

Per esempio, proprio a Canzo ho incontrato il paracarro più antico (e quindi il più autentico) tra quelli che mi è capitato di vedere fino a ora. Si vede che col tempo è stato un po’ «mangiato» dal terreno… Ricordo a tutti, comunque, che i paracarro servivano a proteggere i portoni e gli angoli delle case dalle ruote e dagli assi sporgenti dei carri trainati (naturalmente, erano ingombranti, pesanti e poco manovrabili).

Alcune vie del centro storico di Canzo sono talmente strette che pure i carri motorizzati di oggi danneggiano i muri (di solito i graffi del genere si vedono sotto gli archi troppo bassi ahahaha).

Le vie della periferia si distinguono non solo per le ville private spesso simpatiche, ma anche per il traffico che sembra confermare: siamo in una zona vacanziera.

Ovviamente, non potevo non prestare attenzione ai piccoli ma importanti dettagli che rendono più bella e comoda la vita dei residenti e dei turisti. Per esempio, sul territorio comunale sono presenti delle panchine di aspetto interessante. Purtroppo, non sono tantissime e spesso sono troppo esposte al sole.

Anche gli utilissimi posacenere da strada, purtroppo, sono pochi (ma è sempre meglio che totalmente assenti, come succede nelle grandi città italiane):

A servizio prevalentemente dei turisti sono i numerosi cartelli informativi che indicano le tappe dei diversi percorsi tematici all’interno del centro abitato. Le dimensioni molto ridotte del comunale edificato permettono di vedere facilmente tutte le cose interessanti anche semplicemente vagando a caso per le vie del paese. Ma i cartelli danno la certezza di non avere saltato qualcosa di rilevante.

Nel frattempo, gli aborigeni che conoscono già bene la zona in tutti i suoi aspetti, si godono il fresco del torrente Ravella che attraversa il centro storico. E salutano vivacemente i turisti-fotografi finalmente tornati dopo il brutto lockdown.

I turisti, intanto, hanno studiato bene l’architettura locale e sono finalmente andati a percorrere uno dei numerosi sentieri montani della zona. La parte iniziale, comune alla maggioranza dei sentieri di partenza da Canzo (intendo quindi la direzione «fonti di Gajum»), consiste in una salita di circa 20–25 minuti che potrebbe sembrare un po’ pesante alle persone poco abituate a camminare. Ma in realtà è una prova che ha senso di superare: seguiranno dei lunghi sentieri abbastanza larghi con una pavimentazione regolare (per essere in montagna), con delle salite e discese non esageratamente rapide. E, soprattutto, troverete tanta bella natura, tanta ombra (circa il 90% del percorso scelto), aria pulita e tanti paesaggi pacificanti.

In base al percorso scelto, troverete anche delle tappe intermedie più o meno interessanti come, per esempio, un giardino botanico o una piccola fattoria con diversi animali.

Insomma, per gli escursionisti non moto esperti/allenati è uno dei posti migliori.

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