Cosa vi ho nascosto:

Como, luglio 2012

Una delle prime cose che ho notato dopo essere sceso al capolinea della Milano–Como (l’ultima delle stazioni comasche) è stato il cartello ferroviario con lo sfondo nero. Allora non sapevo ancora che si trattasse semplicemente della imitazione dello stile «anni ‘70» (avevo avanzato varie spiegazioni di carattere politico) ma avevo intravisto la speranza di trovare una città piena di dettagli interessanti.

Ebbene, la speranza si è rivelata fondata: la città di Como, carina ma senza super bellezze nel senso tradizionale, è piena di quelle da scovare. Il suo centro storico, pur non essendo una entità territoriale ben definita, è bello da vedere prevalentemente per l’atmosfera in generale.

Il Duomo di Como, costruito tra il XIV e il XVIII secolo, non è un granché: da studiare attentamente è solo una parte della facciata.

Dentro è un po’ meglio, ma se non entrate vi perdete solo una cosa: la tomba di Alessandro Volta. E’ già una grande rarità che uno grande scienziato sia rimasto in rapporti così buoni con la Chiesa.

E poi, tanto che ci siamo, possiamo vedere qualche vetrata bella:

Per quanto riguarda l’architettura militare, invece, devo constatare che vi è rimasto ben poco delle mura cittadine. In sostanza, ho trovato solo alcune torri che erano, però, completamente vuote dentro.

Quindi passiamo ai dettagli più moderni. Vicino alla stazione ferroviaria già citata, per esempio, ho trovato un palazzo con un ascensore «tanto esterno» da essere collegato con i rispettivi piani con dei ponticelli: bellissimo.

I graffittari abbelliscono i palazzi lungo i binari della ferrovia. Sottolineo il fatto che la seguente foto è stata scattata quasi in centro, a circa 200 metri dal Duomo. Eppure sostengo che un graffiti fatto bene può rendere bello e particolare anche uno dei vecchi palazzi come questi.

Il design industriale locale non è da meno. La morte comasca è bella:

L’industria locale, però, si è ormai completamente estinta (o quasi). Tutti gli edifici industriali della città che mi sono capitati oggi ospitano palestre e negozi vari.

Ma suppongo che tanti lettori preferirebbero vedere il lungolago. Vi accontento ma allo stesso tempo avviso che non ha nulla di eccezionale: è uno spazio puramente turistico, quindi fatto di bar, ristoranti, ville, alberghi, barche e, in ultimo luogo, panchine «per gli sfigati». In realtà i veri sfigati, ricchi o poveri che siano, vogliono sentirsi in Svizzera, quindi sulla riva del lago hanno costruito una fontana che me ne ricorda un’altra…

Un pezzo del lungolago è dedicato a un tale Sergio Ramelli. Forse fino ad oggi sono stato poco attento, ma è la prima volta che incontro in Italia una dedica del genere fatta a un personaggio di destra.

Il «Monumento alla resistenza europea» è un ammasso di cemento e di bronzo. Pensavo che solo in Russia fossero capaci di costruire delle cose talmente disgustose.

Gli oggetti installati per rendere migliore la vita quotidiana delle persone viventi sono fatti molto meglio. Il modello dei cestini locale, per esempio, è bello e dotato di un posacenere comodo da usare. Purtroppo i cestini a Como sono molto rari e spesso arrugginiti.

Solo in una piazza ho avvistato un modello mai visto da nessuna altra parte del mondo:

I lampioni sono spesso dotati di riflettori/diffusori della luce: belli anche quando spenti.

Le panchine più diffuse e le rastrelliere per le bici:

Una tipica fermata comasca dei mezzi pubblici urbani:

La stazione dei pullman interurbani:

La piazza adibita al mercato cittadino è dotata di ceppi con le prese elettriche che «crescono» dal sottoterra in caso di necessità.

Una bacheca per la pubblicità minuscola: è una struttura abbastanza diffusa a Como.

L’ingresso super figo a un autoparcheggio multilivello:

Bene, vi ho mostrato quasi tutte le cose più interessanti di Como. Resta da ricordare che alle stazioni ferroviarie vengono utilizzate ancora le lavagne e il gesso per comunicazioni varie…

L’ultimissima cosa da sottolineare: all’interno della città di Como si trovano tre stazioni FS, quindi per un certo tratto i treni passano proprio in mezzo alle normali vie cittadine (come a Sesto San Giovanni):

Chi è arrivato fino alla fine è un eroe.

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