Cosa vi ho nascosto:

Lecco, luglio 2012

Nel mese di giugno un mio simpaticissimo amico latinense mi chiese: «Quand è che ricominci a pubblicare i reportage dove mandi tutti affanculo?» Due settimane fa sono ripartito con le pubblicazioni, mentre oggi…
Lecchesi! Porca vacca, ma il centro storico dove cazzo lo avete nascosto?! Mi rifiuto di credere che sia limitato a una piazza e cinque palazzi nelle vie che vi confluiscono.

Certo, anche nel resto della città capitano dei bei palazzi vecchi, ma comunque sparsi e quindi non rientranti nella definizione classica del «centro storico».

E poi capitano delle cose belle che si possono ammirare solo da lontano. L’esempio più impressionante è l’enorme campanile solitario: sta tutto solo in mezzo a un cortile nel quale è impossibile accedere. Comunque, riuscire a vederlo tutto intero almeno da fuori è già qualcosa.

Delle mura cittadine rimangono in piedi solo due piccoli pezzi, quello più grande ci sta tutto nella foto seguente.

Il monumento dedicato alla «vittoria» nella Prima guerra mondiale ricorda agli italiani la prima delle due figure di merda mondiali belliche. La seconda (quella del 1943) è stata identica: appena si è invertito l’andamento della guerra si è passati dalla parte dei nuovi vincitori.

Quindi ho apprezzato di più un altro tipo di monumento (non so se possa essere definito tale): in tanti punti della città ho visto delle fontane che escono direttamente dalla pavimentazione stradale. No, non si tratta di tubi rotti. In mezzo alle colonne d’acqua passano i ciclisti, bambini e altri amanti della freschezza.

Ma le foto dei monumenti storici e artistici sono di competenza dei turisti giapponesi. Noi, invece, andiamo a vedere come è organizzata la vita degli aborigeni. I cestini, per esempio, sono identici a quelli di Genova e Ravenna: cambia solo il nome stampato sopra.

Una installazione altrettanto importante (e ben visibile): il distributore dei sacchetti per la raccolta dei nemici delle scarpe.

I lampioni sono dotati dei diffusori della luce: un sistema simile lo abbiamo già visto a Como.

Le fermate dei bus urbani, invece, assomigliano a quelle di Bergamo.

Quasi tutte le fermate sono attrezzate con dei dispositivi elettronici che forniscono ogni tipo di informazione su tutte le linee dei mezzi urbani: orari, ritardi, percorsi, fermate etc. E’ la prima volta che vedo una cosa del genere in Italia.

In tutta la città ho notato solo una stazione di bike sharing (da aspetto molto diffuso in Lombardia): è successo nelle vicinanze della stazione ferroviaria.

La maggior parte delle panchine lecchesi è concentrata sul lungolago. Le panchine sono di sei tipi diversi e le più belle, secondo me, sono queste:

A proposito del lago: proprio a Lecco finisce il lago Lario e ricomincia il fiume Adda. Nel punto della separazione tra i due comincia il territorio di allenamento della scuola locale di canottaggio e canoa.

Mentre sul lago, a un certo punto, ho trovato una specie di gradinata da stadio.

E per la prima volta nella mia vita ho visto una folaga dal vivo. Solo grazie al teleobiettivo mi sono accorto che non si tratta di una anatra nera.

Ma vediamo qualcos’altro in città. La biblioteca civica di Lecco ha installato un box per la raccolta dei libri nelle ore di chiusura. Secondo me gli autori di questa invenzione vanno licenziati e allontanati a vita da tutte le biblioteche del mondo: non si può insegnare ai propri clienti a trattare i libri in questo modo.

Pure a Lecco (l’elenco completo delle città sarebbe troppo lungo) ci sono dei negozi automatici di snack vari. Comincio a pensare, ormai, che l’unica città del Nord Italia sprovvista di questo tipo di negozi sia la Milano (ma non è una grossa perdita).

Uno dei cantieri in centro è dotato di un televisore i per i passanti: mostra dei video pubblicitari del costruttore. Questa foto è con la minor quantità di riflessi possibile.

I tombini per l’acqua piovana sono belli e non fanno da trappola per i ciclisti.

Alcune insegne fanno incazzare non solo i tori.

In realtà, c’è una cosa in particolare per la quale sono infinitamente grato a Lecco: per la prima volta in tanti anni mi sono comportato da un turista spensierato. Infatti, ho passato complessivamente due ore a fumare la pipa e contemplare i paesaggi: mi hanno portato una bella pace interiore.

Si può guardare non solo nella direzione del lago.

Alla prossima.

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