Cosa vi ho nascosto:

Mairago, settembre 2010

Nel settembre 2010, su richiesta di un amico russo, avevo provato a fare un reportage fotografico da un paesino qualsiasi del Nord d’Italia. L’obbiettivo era quello di far riflettere ai lettori russi sulle condizioni della profonda provincia russa. E per l’ennesima volta mi ero reso conto che anche la realtà nazionale («di casa propria») non è nota proprio a tutti. Questo è uno dei motivi per i quali racconto i miei viaggi italiani agli italiani.
Quindi ora provo a pubblicare, leggermente adattandola, la traduzione italiana di quel racconto: un paese lodigiano scelto a caso.

E’ noto che al Nord (o in tutta Italia?) vi è un sacco di paesini nati e cresciuti attorno a delle cascine sparse sul territorio. All’inizio della propria vita ogni paesino era una scommessa dei primi costruttori.

Le cascine vanno avanti per conto proprio, cercano di modernizzarsi, a volte muoiono con la morte globalizzata. Questa triste fine non incide in alcun modo, ormai, sulle sorti della località costruita attorno.

Prima nei paesini del Nord si viveva così:

Ora, invece, si vive un po’ diversamente:

In ogni paesino ci deve essere il proprio boss il Cittadino Più Ricco, proprietario della casa migliore.

Altri elementi minimi necessari di un paesino sono una chiesa, un bar (almeno uno), la villa dei (ex) nobili locali, torre dell’acquedotto e alcune costruzioni di finalità sconosciuta.

Di solito c’è anche il Municipio con il sindaco rinchiuso dentro.

In piazza ci deve essere una cabina telefonica solitaria (in tutti i sensi).

E poi attorno si vedono tanti campi agricoli estesi per alcuni chilometri in ogni direzione (fino al prossimo centro abitato dello stesso tipo). Le coltivazioni sono spesso destinate alla produzione del mangime per gli animali.

Nei campi si incontrano spesso dei tralicci antichi (o quasi).

E’ praticamente impossibile descrivere a parole il degrado che c’è nei paesi agricoli russi, quindi prima o poi pubblicherò un bel reportage fotografico anche su di essi. Ora mi limito a dire che ormai solo all’estero un russo si ricorda che nei campi ci deve essere l’odore di sterco. Ma le foto non sono in grado di trasmetterlo.

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