Cosa vi ho nascosto:

Morbegno, 7 dicembre 2018

Morbegno è una cittadina alle porte della Valtellina che progettavo da tempo di visitare da turista (ci ero già stato in precedenza, ma per motivi poco interessanti ai miei lettori). Non è grandissima, ma ha comunque alcuni posti interessanti da vedere.

Gli edifici d’epoca belli non sono concentrati in una zona ben determinata del centro storico, ma sparsi un po’ per tutta la città, quindi vanno cercati.

Molto spesso l’architettura classica è mescolata con degli elementi tipici ai centri abitati montani.

Molte delle cose belle e autentiche si trovano nei cortili o piccole piazze tra le vie secondarie, quindi bisogna essere attenti anche ai piccoli indizi durante la ricerca delle bellezze e non fidarsi solamente dei percorsi tipici ai turisti medi.

Anche dietro alcuni portoni apparentemente comuni possono nascondersi delle cose interessantissime. Dietro uno di quei portoni, per esempio, ho trovato gli stemmi – disposti in ordine cronologico – di tutti i signori e regimi che hanno governato Morbegno durante la sua storia. Ed è sicuramente uno dei modi validi di ricordare la storia della propria patria. Ma qualcuno, come potete vedere, ha tentato di cancellare un pezzo della storia con la vernice rossa (si intuisce facilmente chi). Ma gli errori, anche quelli storici, vanno corretti e non cancellati dalla memoria. Quando lo capiranno tutti, il mondo potrà festeggiare la liberazione dalla stupidità. Ma è quasi una utopia.

La grande particolarità che accomuna tantissimi portoni di Morbegno è la presenza dei chiavistelli, con tanto di lucchetto, sul lato esterno (quello che dà sulla strada). È la prima volta che vedo una tradizione del genere. Serviranno a non far scappare i prigionieri dei montanari lugubri?

Avevo sperato di trovare una risposta al museo etnografico locale, ma esso apre solo su prenotazione.

Il teatro locale (edificio facilmente riconoscibile dalla stilistica tipica) è purtroppo da anni convertito in un cinema.

L’edificio della biblioteca comunale vuole sembrare un castello. Ha pure il fossato lungo una parte delle mura.

Tra gli edifici religiosi visti da me a Morbegno, il più interessante, nel suo complesso, è il Santuario dell’Assunta. Si trova in una zona un po’ periferica, ma merita la camminata.

Il Tempietto votivo del Battaglion Morbegno (degli alpini) è stato costruito negli anni ’60 in memoria dei caduti nella Campagna di Russia, nella zona del paesino Varvarovka. Se ho capito bene, si tratta del Battaglione che fino a poche settimane prima della sconfitta fu dislocato nella città natale (e di residenza iniziale) della mia nonna materna. Chissà con quante delle persone elencate sulle pareti del Tempietto la mia nonna ebbe l’occasione di incontrarsi in giro per Valujki… E io spero ancora di trovare i discendenti di una persona ben precisa di quel battaglione (per un motivo importante e assolutamente positivo!).

Le due componenti materiali del Tempietto interessanti sono purtroppo non più funzionali: con alcuni pezzi mancanti e alcuni altri saldati.

Quindi lasciamo il Tempietto e riscendiamo dalla rispettiva collina in città. Sulla maggioranza dei palazzi d’epoca del centro sono stati mantenuti, oltre alle vecchie targhe delle compagnie assicurative, anche i vecchi numeri civici. Non si confondono assolutamente con quelli moderni. Ma non sono riuscito a capire perché ogni numero ha una linea orizzontale sopra.

Tra i toponimi locali l’esempio più interessante è la via intitolata a Rita Levi-Montalcini già alla fine di settembre 2013. È stato proprio il caso giusto per chiedere e concedere una deroga alla legge che impone di aspettare 10 anni dalla morte della persona da ricordare con un toponimo. Quindi complimenti alla Prefettura locale.

Allo stesso tempo, Morbegno è piena di cartelli e avvisi interessanti mai visti prima nelle altre città italiane.

È ancora il 7 dicembre, ma la città si prepara già al Natale. I presepi sono tutti originali, non ho saputo scegliere il migliore tra quello con i sassi dipinti e quello situato nel vecchio lavatoio.

Mentre il vincitore per le luci natalizie migliori è per me scontato: l’Antica Osteria «del Zep». Purtroppo, però, non so dirvi alcunché sulla qualità del cibo servito. So solo che voglio anche io quell’oggetto!

Per un motivo incomprensibile (direi una svista) il bassorilievo raffigurante il vescovo Feliciano Ninguarda non è stato mascherato da Babbo Natale. Non avranno fatto in tempo…

Chiedo scusa ai lettori, ma ho visto troppo tardi questo cartello. La salita di 15 chilometri non mi spaventa, ma non ero sicuro di fare in tempo. Sarà per la prossima volta.

Uno dei pochi modi di scoprire se alla nostra attenzione è sfuggito qualcosa di interessante è guardare la pianta (l’unica incontrata) per i non vedenti, piazzata in un punto apparentemente casuale della piazza della chiesa principale. Ehm… non sembra un grande complimento alla città…

E allora cerchiamo la bellezza nei piccoli ma interessanti dettagli. A ogni cestino è stato aggiunto un posacenere da forma curiosa e quasi bella. Ogni posacenere è assicurato da una catena di utilità sconosciuta: è contro i furti o contro gli spazzini che si dimenticano di rimettere apposto il posacenere?

Le campane per la raccolta differenziata dei rifiuti vengono nascoste dietro ai recinti che pretendono di essere belli. Beh, sicuramente sono più belli delle campane, ma allo stesso tempo ricordano quei cestini quadrati che sicuramente avete visto anche voi in molte città italiane.

In una zona semiperiferica ho incontrato un modello di panchina mai visto prima.

Ed è la prima volta che vedo (in Italia) indicare la targa alla rispettiva sezione del parcheggio riservato.

Le auto aziendali sono adeguate alla realtà montana.

Ed ecco che ho già finito di mostrarvi tutte le cose realmente interessanti di Morbegno. O, almeno, quelle che sono riuscito a trovare io. Riassumendo, posso dire che è una città situata in un posto sereno, ma che richiede molto impegno per essere apprezzata.

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