Cosa vi ho nascosto:

Salò, luglio 2014

A Salò, mentre stavo camminando tranquillamente sul lungolago in mezzo a tanti turisti non solo stranieri, avevo sentito parlare una coppia di aborigeni apparentemente ultrasessantenni.
«E certo che di questa associazione non si può più», aveva detto lui a lei.
In un certo senso lo posso capire: anche io avrei preferito vedere apprezzare la propria città per qualche episodio storico più glorioso o per degli aspetti culturali universalmente riconosciuti. Ma la realtà è quella che è. Nel 2014 quella associazione storica lamentata dal signore del posto è ancora l’unica cosa che distingue (e rende famosa) la città di Salò da tante altre belle località del Nord Italia. Se non ci fosse questa associazione, non so se e quando sarei andato fino a lì. E penso che valga per una buona parte dei turisti che pianificano i propri viaggi ascoltando non solo il portafogli. Di conseguenza, non so se la città sarebbe stata altrettanto bella e curata.

* * *

Esiste un turista che non abbia fatto una foto del genere a Salò? Esiste una qualsiasi pubblicazione su carta o in internet che non la contenga? Ovviamente no.

Ma solo io vi faccio vedere da dove viene scattata. Viene scattata da questa passerella pedonale che permette di utilizzare una parte della riva come l’approdo per le barche.

Potrei andare avanti all’infinito a mettere i paesaggi del lago, ma per non annoiarvi troppo mi fermo con questo:

Se andiamo a sinistra, a un certo punto vediamo il cancello di una villa privata ad interrompere, improvvisamente, la promenade del lungolago. Penso che dia su uno dei terreni più costosi in Italia.

Per riprendere il ritmo interrotto, possiamo riposarci su una panchina posta su un piccolo molo.

Sicuramente andremo anche dalla parte opposta, ma prima vediamo qualcosa in città. Il centro storico è bello e curato, ma non eccezionale.

Non ho trovato alcun elemento di architettura o di arte, di fronte al quale mi sarebbe venuto da esclamare qualcosa di positivo.

Il Duomo locale (che ho trovato chiuso) è forse l’edificio storico meno interessante.

I monumenti di Salò non mi sono sembrati di un particolare rilievo artistico.

Quindi accontentiamoci di piccoli dettagli interessanti. Per notarli basta guardare un po’ più in alto dl solito.

Anche ciò che resta delle grate storiche dei negozi (stranamente sempre solo la parte curva in alto) è spesso bello da vedere.

Alcuni locali commerciali storici sembrano però abbandonati da anni, ormai pure le loro insegne sono illeggibili.

In giro per il centro storico si vedono ancora gli antichi pozzi d’acqua potabile. In effetti, le acque costiere non sono mai state tanto pulite in prossimità dei centri abitati. Ma ora che l’acqua arriva direttamente in casa, i pozzi di Salò sono tutti coperti: ma tutti in modi differenti.

Al momento della mia visita tutti gli spazi culturali erano già chiusi per le ferie. Approfittando di tale pausa, qualche ignorante ha deciso di utilizzare lo zero al posto della lettera O e il simbolo dei minuti al posto degli accenti.

Per tutti coloro che preferiscono camminare a testa bassa, un museo ha installato un segnale particolare.

Ma non si vive di sola cultura, bisogna anche mangiare. Salò è oggi una località turistica, quindi uno dei settori più fiorenti della sua economia è quello della ristorazione. Infatti, ho avuto la sensazione che la densità dei ristoranti e bar per metro quadrato sia superiore a quella degli abitanti. Alcuni locali hanno delle insegne un po’ volgari, ma non importa: i concorrenti normali non mancano. [Tra parentesi: una delle visitatrici del locale a destra vi sta facendo vedere come NON va tenuta la borsa quando si mangia all’aperto.]

L’industria di Salò è messa decisamente peggio. Le fabbriche sono abbandonate ed i loro terreni trasformati in parcheggi pubblici.

Quali altri settori dell’economia conosciamo? Del commercio abbiamo già parlato… E l’agricoltura? Non so se a Salò c’è quest’ultima. So, invece, che qualcuno pratica la pesca…

E poi ci sono degli artigiani, ma pochi e anziani.

Sì, il mondo sta cambiando. Possiamo prendere due targhe con i nomi delle vie a caso e confrontare le capacità de giovani di «allora» e di «oggi».

Non so ancora come interpretare questa:

Anche senza di lui c’è ordine.

Finalmente una insegna originale!

Ma torniamo sul lungolago: vi avevo promesso di andare anche nella direzione opposta. Seguendo la linea della baia, arriviamo al cimitero cittadino: in pratica si trova di fronte al centro storico.

Ecco cosa vedono i morti quando si alzano per farsi un giro:

Sono i vivi che non apprezzano la bellezza: che senso ha un ennesimo ritratto sull’ennesimo sfondo «lago + montagna»?

Ma i veri intenditori non sono del tutto estinti: ci sono i miei lettori! Quindi andiamo a vedere in che modo il Comune di Salò si prende cura dei propri cittadini e dei loro ospiti (cioè noi). Le panchine sono di vario tipo, spesso belle, ma quasi sempre poste al sole: di conseguenza, il 99% di esse diventa inutilizzabile d’estate. I cestini, invece, sono tutti dello stesso stile: uguali a quelli diffusi a Genova.

A differenza di quelli genovesi, però, i cestini di Salò esistono anche in una versione dimezzata.

Sul lungolago sono installati dei lampioni moderni belli. Hanno le forme diverse ma lo stesso stile.

Chi vive vicino al lago ha un box adatto al luogo.

Chi, invece, è costretto ad accontentarsi del parcheggio pubblico ha la possibilità di scegliere tra i diversi tipi di bitte.

Le pompe di benzina, invece, sono uguali per tutti.

Ogni barca ha un proprio posto numerato al porto. Una volta all’anno bisogna rinnovare il bollo che certifica il diritto di usufruire del posto. I proprietari delle barche collezionano i bolli, il che ci permette di scoprire una cosa compromettente: dal 2007 al 2012 la risposta della amministrazione era «Col cazzo!»

Chi preferisce spostarsi via terra può lasciare la propria bici a uno dei pochi parcheggi presenti in città. Sono pochi, ma almeno garantiscono la salvezza della ruota anteriore.

I parcometri per le auto sono ancora meno diffusi ma belli ed «ecologici»: vengono alimentati con dei pannelli solari.

Le auto d’epoca vengono parcheggiate nei negozi.

Ai più piccoli si propone di navigare via terra sfruttando dei puffi marini.

Le persiane di alcuni palazzi sono veramente strane. Ma almeno permettono di nascondersi dai turisti tanto strani da fotografare tutte queste cose.

E finalmente siamo alla fine! Riassumendo quanto raccontato finora, dico che mi aspettavo molto di più dalla città di Salò. Ma è da vedere non solo per la sua fama storica.

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