Cosa vi ho nascosto:

Stradella, 7 dicembre 2012

Stradella è una di quelle piccole città lombarde la cui storia mi era totalmente sconosciuta. E non mi sarebbe mai venuto in mente di visitarla prima di tutte le altre.

Dal punto di vista culturale non mi ero perso tanto: il suo centro storico, certamente bello, in realtà può essere riassunto tutto nella foto seguente. Vediamo, infatti, l’unica delle quattro torri del 1390 ancora in piedi (con un pezzo del campanile crollato per un terremoto dell’800 aggiunto sopra), il lampione tipico del centro e lo stato in cui è tenuta la maggior parte dei palazzi d’epoca.

I palazzi storici, purtroppo, vengono spesso ristrutturati dalla gente priva di alcun senso estetico. Invito il sindaco di Stradella a emanare con urgenza un provvedimento anti-kitsch.

Oltre alla già mostrata torre, rimane della vecchia Rocca Inferiore (inizio del XIV secolo) solo un piccolo tratto delle mura.

Quindi torniamo a vedere i palazzi interessanti…

Devo dire che tra tutte le città italiane che mi è capitato di vedere, Stradella ha il tasso dei palazzi abbandonati più alto. E’ una roba incredibile: sia nelle zone centrali che quelle periferiche spuntano numerosissimi cadaveri urbani in uno stato di decomposizione più o meno avanzato. Mentre i cantieri, anche quelli numerosi, nella maggior parte dei casi riguardano le nuove costruzioni.

Lo stesso riguarda gli spazi commerciali: non ho mai visto tanti negozi sfitti in un centro storico. Le aree industriali, poi, mi ricordano quelle russe degli anni ’90: tante macerie in mezzo alle quali trafficano alcuni personaggi strani. Insomma, la famosa crisi finanziaria vive a Stradella.

Ma devo constatare che pure lo stato di abbandono può essere bello. A volte.

Una parte considerevole della città di Stradella si trova su delle colline dell’Oltrepò pavese, il che la rende un po’ più interessante di tante altre cittadine simili: nelle giornate soleggiate ci dovrebbe essere una bella vista.

Un po’ più in alto rispetto al centro storico si trova l’antica località di Montalcino, degna di nota solo per due motivi. Il primo motivo è la basilica di San Marcello del XII secolo. Restaurata di recente, è già stata in parte ricoperta di scritte dei ragazzini del posto. Purtroppo era chiusa, quindi non so dirvi nulla sullo stato degli interni.

Il secondo motivo per il quale ci interessa Montalcino è la Rocca dell’XI secolo che si trova su un’altra collina, ancora più alta. Dopo soli 35 minuti di salita via una strada priva di marciapiedi mi sono accorto, però, che il monumento storico sta in mezzo a un terreno privato (azienda «Vini di Lombardia»), quindi è impossibile avvicinarsi più di così:

In compenso si potrebbe ammirare gli insoliti paesaggi collinari… Mentre stavo scattando questa foto, dal cielo sono caduti i primi fiocchi di neve.

A questo punto, essendo sprovvisti di una slitta, torniamo in città a studiare i suoi piccoli particolari. I preparativi per il Natale sono già partiti.

Non ho ben capito cosa siano questi oggetti rotondi in granito: spesso vengono utilizzati in qualità di cestini, ma un paio di volte li ho visti pieni di terra e radici.

I cestini più diffusi a Stradella sono questi:

Vicino a un bar ho visto, invece, questi due oggetti osceni:

Due o tre volte mi sono capitati pure dei cestini simili a quelli di Cremona (ma spesso senza i secchi in plastica).

Un modello di cestino mai visto prima (l’unico esemplare incontrato):

Lo stesso designer del cestino verde ha progettato anche una panchina:

Nel centro storico di panchine ce ne sono pochissime (molto male) e hanno tutte il seguente aspetto:

Vicino a una scuola stradellina (elementare/media/superiore) hanno applicato un nuovo sistema anti-graffittari. Non sono tanto convinto che queste opere siano artisticamente più valide.

Beh, se una città non sa modernizzarsi è un problema suo. Solo a Stradella la nota catena dei distributori di benzina opera ancora con il vecchio nome.

Chi non ci mai stato non ha perso nulla.

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