Cosa vi ho nascosto:

Venezia, 3–4 agosto 2019

Più o meno il 101% dei miei lettori sa già di suo che Venezia è una città bella e unica nel suo genere.

Più o meno la stessa quantità dei miei lettori sa già che a Venezia ci sono la basilica di San Marco, la relativa piazza e tanti altri monumenti belli e famosi.

Sempre le stesse persone è noto il fatto che Venezia è una città costruita sull’acqua, quindi piena di ponti e sofferente per il traffico intenso nei suoi canali.

Una quantità di persone paragonabile potrebbe avere l’impressione che a Venezia ci siano più ponti che strisce pedonali a Milano.

Di conseguenza, presumo che nessuno voglia sentire e vedere per l’ennesima volta i fatti su Venezia noti da sempre. La maggioranza avrebbe trovato decisamente più interessante scoprire dei piccoli dettagli poco ovvi su quella città. Ci vorrebbero però anni per studiarli e poi raccontarli a voi. Quindi questo fotoracconto (come anche il relativo viaggio) ha per l’obiettivo evidenziare una serie di filoni da studiare nelle occasioni future. Facciamo subito il primo esempio: moltissime delle cose più interessanti di Venezia si trovano sulle isole raggiungibili solo con dei mezzi di navigazione. Non intendo solo Giudecca o San Giorgio Maggiore, ma anche, per esempio, il cimitero di San Michele (dove sono sepolti moltissimi personaggi interessanti) o il monastero armeno San Lazzaro degli Armeni (dove nel 1907 per pochi mesi Iosif Stalin fece il campanaro). Tenendo conto dei tempi di navigazione e degli orari di partenza non sempre ottimali, è possibile affermare con certezza che Venezia non può essere visitata tutta in un giorno. Ma nemmeno in due o tre.

È assolutamente normale, e facilmente immaginabile, che molti veneziani abbiano delle barche di proprietà. È invece strano che sono rarissime le barche private simili alle gondole. Però ci sono.

Non tutti ci pensano, ma molti ponti veneziani sono privati in quanto servono a collegare i portoni delle abitazioni alla terraferma. Per qualche strano motivo la maggioranza di quei ponti si contraddistingue per l’assenza dei muretti laterali. La scelta architettonica potrebbe essere dettata dalla volontà di scoraggiare gli ospiti indesiderati o di buttare giù più comodamente gli assalitori.

Se pensate di poter immaginare la bellezza e il fascino di Venezia notturna, vi sbagliate. È mille volte più bella delle vostre fantasie migliori. Dopo le dieci di sera i turisti iniziano a scomparire con una velocità piuttosto alta — tornano a casa o negli alberghi meno costosi di Mestre — e, improvvisamente, vi assale la sensazione di essere stati chiusi per la notte in un grande museo. Un museo pieno di ombre misteriose e personaggi particolari immaginabili e invisibili durante il giorno.

Più è vuota e buia, più è interessante… Paradossalmente, a una delle più belle città italiane sta benissimo l’assenza o la quantità minima delle luci notturne artificiali (l’assenza che mi turba tanto nelle altre grandi città italiane).

Pure l’illuminazione di San Marco sembra un po’ esagerata dal punto di vista quantitativo. Ma l’atmosfera è comunque bella.

Nel buio della notte pure la passeggiata sul lungomare assume un valore diverso da solito. Così, per esempio, è facilissimo vedere le rare onde che superano l’altezza del molo come dei soldati del nemico che cercano di infiltrarsi nella città dormiente. Beh, come ci ricorda quasi tutti gli anni la natura, il mare non è solo una componente della bellezza di Venezia.

Ma la notte veneziana porta con sé anche dei vantaggi pratici, materiali. Così, per esempio, i tavoli e le sedie dei caffè con la vista su San Marco e sulla laguna di notte restano ai loro posti. Nulla ci vieta portare le bottiglie, i bicchieri, i posacenere e quant’altro per sederci a bere e a parlare per ore senza spendere delle somme esagerate. Non vi avrei mai consigliato una cosa non testata; aggiungo dunque che pure i rari vigili notturni non presteranno alcuna attenzione a cosa e dove state facendo. A tutti coloro che preferiscono bere alla luce del Sole, consiglio l’American Bar sotto la Torre dell’Orologio sempre in piazza San Marco. Il locale ha i prezzi decisamente più umani rispetto ai prestigiosi concorrenti della zona (per esempio, lo spritz costa 4,5 euro).

In ogni caso, mi è avanzata qualche ora anche per dormire… Una certa determinazione nella ricerca dei prezzi vantaggiosi permette non solo di vedere una bellissima città notturna, ma anche di poter dire «ho alloggiato in centro di Venezia». Ed è bellissimo «uscire di casa» di mattina e finire subito su una «via» del genere.

Ma troppa vanteria fa male, torniamo allo studio serio della città. Secondo me anche una persona comune, un semplice turista, potrebbe essere in grado di contare tutti gli alberi di Venezia. Io non mi ero prefissato tale obiettivo, ma penso comunque di avere visto gli «alberi principali» tra i pochi esistenti sul territorio.

È assolutamente scorretto dire che il centro di Venezia sia chiuso ai mezzi motorizzati. Ce ne sono tanti, ma viaggiano tutti sull’acqua. E sono di varie tipologie. Per esempio, ci sono i mezzi pubblici:

Ci sono i mezzi di soccorso con i relativi parcheggi, box e altre infrastrutture (ci immagina la vita a Venezia non pensa mai a questi aspetti, vero?).

Pure il trasporto delle merci, i traslochi e le consegne agli esercizi commerciali avvengono per le vie acquatiche.

Un dettaglio importante la cui spiegazione non è popolarissima: a Venezia manca un sistema di fognatura centralizzato vero e proprio. Nello scantinato di ogni palazzo del centro storico è presente una fossa settica dove gli scarti della attività umana vengono filtrati: i liquidi più o meno depurati finiscono nei canali, mentre i residui solidi vengono ritirati dalle barche speciali. I tubi utilizzati da tali barche per aspirare le suddette sostanze possono essere lunghi anche decine di metri. Quindi ogni qualvolta vi capiti di vedere una scena del genere, non pensate che si tratti di un incidente o di un guasto: si tratta di un intervento quotidiano per la città.

Nel frattempo la città si sta svegliando. I famosi tassisti locali fanno la colazione… Nonostante lo sfruttamento pesante degli stereotipi turistici, anche sulla terraferma è facile distinguere tra un gondoliere vero e quello finto.

Pochi ci pensano, ma pure nel centro di Venezia va rispettato il codice della strada. Oltre ai classici cartelli «Stop», «Senso unico» etc., esiste anche un cartello tipicamente veneziano: «Riservato alle gondole» (ho anche chiesto la conferma a un gondoliere).

In giro per la città si vedono tantissimi pozzi antichi. Tutti quelli che ho visto io, però, sono stati coperti e convertiti in fontane d’acqua pubblica.

La maggioranza dei divieti vigenti in tutta a città di Venezia è già ben nota agli aspiranti visitatori (quello relativo alla alimentazione dei piccioni secondo me dovrebbe essere esteso a tutto il mondo). Ma io ho trovato un po’ fastidiosa l’affissione dei grandi cartelli informativi quasi a ogni angolo. Alcuni cartelli sono più piccoli degli altri: dal loro contenuto ridotto possiamo dedurre quali siano le infrazioni alle quali è assegnato il grado maggiore di gravità.

A proposito delle affissioni: non ho notato, sulle mura dei palazzi, dei tradizionali cartelli italiani «divieto di affissione», mentre sono invece frequenti quelli che indicano le zone di affissioni comunali. Mi sembra un modo di fare un po’ meno banale del solito.

E poi un altro dettaglio in materia interessante: a Venezia gli annunci funebri si applicano direttamente sui muri dei palazzi (anche quelli storici) e non sulle bacheche comunali (come si fa invece in molte altre città italiane). Non mi è assolutamente chiaro in base al quale principio vengano individuati i luoghi in cui si possa farlo.

Fortunatamente, a Venezia si presta tanta attenzione non solo alla pulizia delle mura, ma anche a quella delle strade. Così, per esempio, i cestini sono numerosi, solitamente grandi, di modelli vari e sempre provvisti dei posacenere (ringrazio da parte di tutti i fumatori responsabili). Ma in alcune zone i cestini andrebbero svuotati con maggiore frequenza.

Gli spazzini, anche quelli addetti allo svuotamento dei cestini, sono tra i pochi lavoratori veneziani a non usare le barche. In compenso hanno tutti dei grossi carrelli e hanno dunque il previlegio di poter utilizzare i mezzi con le ruote.

Ma torniamo alle materie più elevate. Alcuni tentativi di creare qualcosa di bello sembrano leggermente esagerati.

Le notevoli limitazioni dell’intervenire sull’aspetto e sulla struttura dei palazzi storici comportano alcune scelte almeno apparentemente assurde.

Pure i semplici cavi elettrici molto spesso non possono essere interrati o murati, quindi ci si organizza posandoli in vista all’altezza del primo piano in fasci di ormai notevoli dimensioni.

In tale situazione la creazione del sistema urbano degli attacchi per gli idranti dei vigili del fuoco è già una grande conquista. A meno che quelli non siano finti.

A Venezia esistono pure i telefoni pubblici, ma sono quasi sempre nascosti nei luoghi più strani, laddove una persona normale non li avrebbe mai cercati. Ma almeno in questo caso capisco che si tratta della salvaguardia della architettura storica.

Anche dal punto di vista architettonico Venezia non è al 100% un museo dei secoli lontani: pure nel centro storico capitano degli edifici relativamente moderni. Ma sono pochi, spesso di aspetto impercettibile e collocati nelle zone di importanza secondaria.

Solo in uno di quei casi è sicuramente possibile parlare del terrorismo edilizio: penso che sia tristemente noto quasi a tutti il palazzo della Cassa di risparmio di Venezia, inaugurato nel 1972. Probabilmente non viene abbattuto solo per la paura di danneggiare gli edifici circostanti.

Indipendentemente dalla loro età, sono sempre belli e utili i cartelli che indicano la strada verso i monumenti principali. Altrettanto belli, anche se semplicissimi, sono i cartelli con alcuni nomi delle vie e dei ponti. La mia strategia, per questa volta, è comunque stata quella di vagare a caso per la città, cercando di scoprire più dettagli inusuali possibile.

Penso (o almeno spero) di esserci riuscito: ho raccolto una notevole quantità di materiali per i testi specifici futuri e ho evidenziato i punti da approfondire durante le visite future. Per esempio: perché è possibile costruire le altane (tipiche terrazze sui tetti), ma non è possibile spostare in alto i preziosi archivi che vengono gravemente danneggiati nei depositi sotterranei in ogni occasione di «acqua alta» particolarmente alta (scusate la tautologia)?

Oppure: come si è riuscito a costringere i graffitari a danneggiare solo le opere moderne e non i palazzi storici (miracolo positivissimo!)? Oppure quelle moderne sono le uniche strutture a non essere pulite dalle scritte vandaliche?

Di domande ne ho tante. Spero che Venezia non anneghi del tutto nel corso della mia vita.

Così potrò caricarvi con un po’ di risposte non chieste.

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