Cosa vi ho nascosto:

Verona, 23 dicembre 2017

Probabilmente qualcuno dei miei lettori non lo sapeva, ma Verona ha un bellissimo centro storico che merita di essere contemplato in ogni suo dettaglio.

Non è una bellezza di facciata: anche nelle vie apparentemente meno significanti possono nascondersi delle cose interessanti.

Sono pure state conservate delle grosse porzioni delle vecchie mura di cinta di varie epoche: dai tempi romani al medioevo.

E le porte costruite nel XVI secolo.

Da nominare a parte è il bellissimo lungofiume dell’Adige, capace di fare la concorrenza al centro storico.

È da apprezzare e da imitare la trovata geniale dell’amministrazione cittadina che ha voluto conservare l’aspetto decoroso del lungofiume e dei numerosi ponti. Infatti, sopra il letto del fiume sono state tese delle funi metalliche per i classici lucchetti degli innamorati (i quali insistono nel trasformare molti ponti storici in giro per il mondo in dei mostri metallici arruffati). Le alternative fantasiose funzionano meglio dei divieti!

La famosa Arena è sempre al suo posto…

Ed è stata preparata per il Natale in un modo fantastico (lo si vede meglio di sera). Non so se lo fanno ogni anno, ma vedo che lo stile non manca.

Il cimitero di Verona da lontano sembra un teatro. Dentro è di una bellezza affascinante, ma purtroppo non ho avuto abbastanza tempo per studiarlo bene. Quindi l’ho pianificato per la prossima visita.

È meglio vedere solo una tomba, ma quella giusta. Anzi, quella finta (in ogni caso è da notare pure il fatto che anche a Verona hanno compreso l’utilità degli stand con le mappe del centro).

La «tomba di Giulietta» si trova in un bell’edificio del XIII secolo, un ex convento di frati cappuccini. Già il cancello d’ingresso sul territorio dell’ex convento corrisponde stilisticamente a ciò che si aspetta di trovare un turista medio.

A pochi metri dal cancello troviamo il monumento dedicato alla «storia di Liang Shanbo e Zhu Yingtai», l’analogo cinese di «Romeo e Giulietta». Si tratta di un confronto della qualità simile a quella della scritta italiana sul piedistallo.

Sul territorio dell’ex convento c’è una massiccia presenza di sculture di Greg Wyatt sulle tematiche shakespeariane. Il busto dello stesso Shakespeare nella posa di Budda mi è sembrato l’opera più interessante.

Non commento le fantasie dello scultore sulle opere teatrali per mancanza di competenza.

Mentre per il resto il cortile è molto pacificante (e quasi deserto).

Il pozzo non svolge più la sua funzione originale, ma ciò non lo rende inutile: bisogna solo portarsi dietro una canna da pesca con una calamita.

Il luogo definito «tomba di Giulietta» – riconoscendo che si tratta comunque di un prodotto della fantasia popolare – si trova negli sotterranei. Sulle pareti delle scale sono «scolpiti» numerosissimi messaggi dei turisti.

L’«anticamera» della tomba è una cripta adattata alle aspettative turistiche nel 1937.

Con l’aggiunta degli elementi richiesti dalle leggi vandaliche della fine del XX secolo.

L’essenza prettamente turistica del luogo si riconosce con maggiore facilità nell’aspetto della «tomba di Giulietta».

Il sarcofago, ovviamente, è vuoto. Ma anche se ci avessero messo dentro delle ossa (o, meglio ancora, una mummia) molte persone ci avrebbero creduto… Non è mai tardi! E non a caso la visita a questo luogo inizia con la visione di una statua proveniente dalla Cina, cioè un Paese noto per la pressoché totale libertà creativa nella conservazione dei luoghi storici. O quasi storici.

L’idea di sfruttare il famosissimo personaggio letterario/teatrale ai fini turistici si è comunque rivelata sensata. Nonostante una alta concentrazione di bellezza architettonica e artistica nella città di Verona (in parte già mostrata con le foto precedenti), il 100% dei turisti è disposto di rinunciare a tutto, ma non al passaggio sotto il balcone di Giulietta Capuleti. Infatti, è impossibile non trovare quel cortile: una grande folla di gente si vede davanti al relativo arco a qualsiasi ora del giorno.

L’aspetto attuale della «casa di Giulietta» è stato realizzato tra il 1937 e il 1940 partendo dalle immagini del film americano «Romeo and Juliet» di George Cukor (1936). Sulle foto scattate precedentemente all’inizio dei lavori di rifacimento, l’edificio sembra quasi una solita casa di ringhiera, mentre ora i turisti si fanno le foto sul balcone che ha meno di 80 anni.

Nello stesso cortile, a pochi metri dall’ingresso della casa, è situata la statua di bronzo di Giulietta. Mi è rimasta sconosciuta l’origine della tradizione di farsi fotografare toccando il seno della statua… A giudicare dalla lucidità del metallo, la tradizione è abbastanza «antica». E, soprattutto, nel lungo periodo potrebbe portare alla necessità di un intervento di chirurgia plastica.

Ognuno dei muri che delimitano il cortile ha una sua destinazione specifica. Su uno di questi vengono applicati dei messaggi cartacei di contenuto facilmente immaginabile.

Sull’altro vengono agganciati i lucchetti con dei nomi e messaggi testuali (vi serve una idea di business da organizzare a Verona?).

Un altro muro ancora potrebbe essere chiamato «il muro del pianto dello sputo della cicca». Non so se sia dedicato ai falliti nell’amore. Pure le cicche applicate, comunque, rispettano la tematica tradizionale del luogo.

Ma la tradizione principale è quella di scrivere dei messaggi sui muri del cortile e dell’arco attraverso il quale vi si accede. Proprio per questo (penso) sotto l’arco sono stati installati degli appositi pannelli: chissà ogni quanto tempo vengono cambiati.

Le scritte si espandono anche alle mura della via adiacente.

Nel cortile della casa di Giulietta si trova una delle attività commerciali più redditizie della città.

E ora passiamo alla cosa realmente scandalosa. Quell’edificio in mattoni è la casa di Romeo Montecchi. Quasi nessuno va a vederla intenzionalmente, non c’è alcuna folla di turisti e/o innamorati, zero lucchetti o bigliettini, quasi nessuna scritta… A cosa sarà dovuta questa discriminazione di genere? Oltre alla discriminazione, è pure una mancanza di riconoscenza nei confronti del personaggio che ebbe la forza dell’amore sufficiente per iniziare ad agire sul territorio della famiglia nemica. Andrebbe organizzata una campagna in sostegno turistico di povero Romeo: egli si è dato tanto da fare, facciamo lo stesso. La casa è di proprietà privata e non si può accedere nemmeno al suo cortile, ma nella taverna del piano terra (all’angolo) potrebbero essere organizzati dei raduni tematici. Insomma, bisogna applicare la fantasia e agire.

Ad aggravare la situazione è il fatto che la via Montecchi è realmente una delle più brutte di Verona.

Sono invece belli i numerosi monumenti cittadini dedicati ai militari caduti. In particolare, non vedo nominare molto di frequente i carristi.

Questo, invece, in un primo momento mi sembrò dottor Watson. Ma è solo un «lettore» davanti alla biblioteca comunale.

Il balcone potrebbe diventare uno dei simboli della città. A Verona non mancano di esemplari belli.

Anche le lanterne antiche del centro storico sono state intelligentemente conservate.

Ma purtroppo, come nella maggioranza delle città italiane, l’illuminazione serale/notturna bella è rara e capita solo nei periodi festivi.

I mezzi pubblici veronesi funzionano «a gas naturale». Non so esattamente cosa si intenda con tale espressione. Spero solo che ai passeggeri non venga chiesto un contributo durante il viaggio.

Il bikesharing veronese ricorda un po’ quello milanese (ma non nei colori).

Accanto alla stazione ferroviaria è presente il più grande parcheggio ciclistico custodito che io abbia mai visto in Italia.

I cestini di Verona non sono particolarmente originali, ma molto spesso sono accompagnati dai posacenere: questi ultimi, oltre ad essere utilissimi, sono anche curiosi.

I cassonetti per la spazzatura sono di una grande varietà e non si sono ancora trasferiti sui territori dei condomini (questo ultimo aspetto non è del tutto negativo).

Un artefatto del passato. Ma che cosa era questo SIEIS?

In generale prima di avere visto la città di Verona pensavo di trovare le vie piene di rimandi ai due noti personaggi teatrali. Per fortuna mi ero sbagliato. Mentre i turisti poco intelligenti vanno a vedere solo il balcone finto di Giulietta, tutti gli altri scoprono una città piena di bellezza. L’amministrazione cittadina e la maggioranza dei commercianti puntano sulla seconda categoria. E fanno bene! Ecco una delle sole tre insegne tematiche che ho incontrato in tutta la città:

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